giovedì 4 maggio 2023

Formazione a Udine

L'incontro a Udine del progetto 'Prassi Intermedia', "Prevenzione della RAdicalizzazione tramite la formazione degli operatori della sicurezza e dei profeSSIonisti dell'INformazione nei TERritori e nei MEDIA".

giovedì 30 marzo 2023

Anni di Piombo: la stagione senza fine



Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dichiarato: “Prendiamo atto della decisione della Corte di Cassazione francese, che in piena autonomia ha deciso di negare l’estradizione in Italia di 10 ex terroristi condannati in via definitiva per gravissimi reati compiuti negli anni di piombo. L’Italia ha fatto tutto quanto in suo potere, perché fosse rimosso l’ostacolo politico che per decenni ha impedito alla magistratura francese di valutare le nostre richieste”.

In verità l’Italia non fatto sempre sempre “tutto quanto in suo potere”.

Ho assistito a questa vicenda dall’interno, come consulente per 15 anni delle principale associazione italiana di vittime del terrorismo. Posso dire, per essere precisi, che lo Stato ha fatto “quanto in suo potere” solo a partire dalla Presidenza delle Repubblica di Giorgio Napolitano in avanti, cioè negli ultimi 15 anni. Nei precedenti 25 anni non ha fatto proprio nulla. Il punto è assai rilevante, perché tutti sappiamo che la giustizia o ha dai tempi ragionevoli o non è tale. Sappiamo cioè che le pene hanno un senso - sia verso le vittime e il contratto di convivenza che lo Stato garantisce che verso la finalità costituzionale di “rieducazione” dei rei - solo in confini temporali che permettano alle ferite di rimarginarsi. Nessuno crede che sia di qualche utilità sociale, politica o psicologica la carcerazione di persone anziane per i loro pur gravissimi reati di gioventù.

Quanto conta evidenziare è quindi la volontà politica sottesa all’inazione giudiziaria del nostro paese per decenni che è stata definita dal più importante lavoro accademico sugli anni di piombo, “Ending Terrorism in Italy”, di Anna Cento Bull e Philip Cooke (Routledge, 2013), una “strategia dell’amnesia” portata avanti dallo Stato italiano. Una strategia che si è infranta solo sotto grazie all’attivismo civile dal basso delle associazioni delle vittime del terrorismo, fin dagli '80 e, poi, dall’emergere della narrativa dei figli e dei superstiti delle violenze degli anni di piombo. L’esito di questa originaria strategia ha inficiato l’intervento riparativo di Napolitano nel primo decennio di questo secolo e ha destinato quella stagione ad una assenza di prospettive d’uscita, cioè di riconciliazione completa.

Oggi, dopo la sentenza della Corte di Cassazione francese, le ferite delle vittime e della società italiana resteranno aperte, così come chiuse sono rimaste le coscienze dei 10 ex terroristi espatriati in Francia. L’unico vero miracolo che potrebbe occorrere può giungere solo da questi ultimi, ora che sono certi di averla fatta franca, se giungesse una loro “parola di ravvedimento, di solidarietà o di riparazione”. Quella parola che, come ha sottolineato Mario Calabresi, fino ad oggi e per 40 anni è mancata.

sabato 25 marzo 2023

Quello che non sappiamo sui bambini musulmani d'Europa

 

In quanto figlia di una madre afgana e di un padre pachistano e cresciuta in Norvegia, Deeyah Khan sa che cosa vuol dire essere una giovane divisa tra la sua comunità e il suo paese. In questo potente, commovente intervento, la regista svela il rifiuto e l'isolamento vissuto da molti bambini musulmani cresciuti in occidente e le conseguenze mortali di non appropriarsi della propria gioventù prima che lo facciano i gruppi estremisti.

venerdì 24 febbraio 2023

La preside e l'odio di Gramsci



La lettera della preside di Firenze che tanto afflato solidaristico sta provocando nelle anime belle del nostro paese, è letteralmente un invito all'odio violento (hate-speech). La frase di Antonio Gramsci ivi citata "Odio gli indifferenti", prosegue così: "Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano". L'indifferenza gramsciana non è quindi, come il testo della lettera insinua surrettiziamente, quella verso la vittima dell'agguato fascista, ma la non reazione allo stesso livello di violenza dei cittadini. Gramsci odia, e la preside invita oggi i suoi studenti a odiare, quei cittadini che non vogliono diventa militanti e miliziani, cioè partigiani; quei cittadini che non rispondono alla violenza con la violenza, alimentando quanto già visto nella spirale degli opposti estremismi durante gli anni '70. Sono quindi solidale coi ragazzi pestati dai fascisti, ma sono orgoglioso di essere indifferente alle sirene gramsciane dell'antifascismo militante.

Vale la pena aggiungere il finale dell'articolo di Gramsci (del 1917, non scritto in carcere durante il fascismo): "Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. Nel 1917 non c'era ombra di fascismo: Mussolini era ancora un socialista seppur interventista. L'essere partigiano e l'odiare l'indifferente non attiene quindi alla nascita del fascismo, ma alla volontà di piegare tutti alla costruzione della "città futura" in Italia come in quella che si stava costruendo in Russia... "Partigiano" qui è sinonimo di "rivoluzionario comunista" non di "combattente civile del fascismo".



lunedì 20 febbraio 2023

Cultural and Religious Dialogue As a Primary Prevention Need In Countering Extremism


Since ancient times, sacred and religious places have been the pivot on which the ideas and cultures of human societies have evolved, playing a mediating role between the human and divine dimensions which included a pre-juridical function in those prescriptions aimed at regulating and controlling violence.

The modern process of secularization and separation, gradual but never clear-cut, between the political sphere of the state and the religious sphere of society or of the individual, and the related legal norms, on the one hand, and moral and ethical norms, on the other, have placed the state as solely responsible for the law, with its monopoly on the use of force, and therefore as regulator and controller of violence. However, religions and their spaces have not lost their value: believers and non-believers of all communities recognize them as a strong symbolic value around which the common sense of identity feeds both national and social cohesion. By guaranteeing the safety of all its citizens, the state can therefore only provide particular attention to the protection of places of worship, precisely because of the strategic role they play in keeping the community it governs united and saved.

This aspect poses places of worship, together with palaces of political power, as targets to be hit, conquered and sometimes destroyed by internal or external enemies. The cases of the destruction of archaeological sites in Afghanistan by the Taliban and in Syria by ISIS are just two of the most striking examples that recent history has presented to us demonstrating the impact and the deep wounds that such attacks cause to the historical and cultural identity of a people. 

The European Shield project already from its name implies its purpose: to put the “shield” at the center and in favor of places of worship. The underlying European policies and this project arise precisely from the concern to intervene preventively in the face of the attacks that these places have suffered in recent years by various forms of violent extremism. The analysis of these attacks was in fact the first undertaking of the project. The development of strategies and tools to mitigate risks and improve safety and security strategies of such places is what Shield is developing, involving a wide range of stakeholders. Among the latter, the representatives of the three main monotheistic religions played an important role in the first seminar organized by the project partnership which took place in Rome in December 2022.

The three representatives who attended – the imam of the Great Mosque of Rome, Nader Akkad, Rabbi Scialom Bahbout, president of the International Center for Systemic Research, and Msgr. Jean-Marie Gervais, Coadjutor Prefect of the Chapter of the Papal Basilica of St. Peter in the Vatican and president of the Tota Pulchra Association – have launched a message of common respect and mutual brotherhood which has its central fulcrum in the inter-religious dialogue to always be kept open and above all the conflicts that are now increasingly internationally interconnected.

See on the Shield Project web-site more info and articles on the workshop, here https://shieldproject.eu/news/

Shield Workshop Agenda

Click on the image below to download
the Agenda of the Shield Workshop



sabato 24 dicembre 2022

Civil Society Organisations in Preventing Violent Extremism

Here you can read my shot paper on the role of Civil Society Organisations (CSOs) in the Preventing Violent Extremism (CVE) in the last issue of the RAN SPOTLIGHT MAGAZINE.


Download the full magazine here
Download only my article here

lunedì 21 novembre 2022

“Esterno Notte” tra politica e violenza

Più studio la violenza politica, più mi allontano dalla politica. Il pregio del film “Esterno Notte” di Marco Bellocchio è di sottolineare esattamente il limite della politica, quando si trova a decidere sulla violenza.

Ai politici affidiamo l’ingrato compito di decidere, il cui etimo, “tagliare la testa alla vittima”, ci dovrebbe ricorda che ogni loro decisione favorisce qualcuno a scapito di qualcun altro (esemplificativo il caso attuale del reddito di cittadinanza, nel quale una parte dei suoi percettori sarà la “vittima di questo governo”).
Aldo Moro era il campione della moderazione politica nel senso più alto: come mediazione per giungere a decisioni col minore impatto sulle vittime chiunque queste fossero. Esemplare questo ruolo durante tutto il primo centro sinistra in Italia. Dopo restò comunque “il meno impiccato di tutti nella cose orribili che sono state organizzate dal ’69”, come lo definì Pasolini nel 1975 sul Corsera, poi ripreso da Sciascia nell’Affaire Moro (1994).
Di fronte al rapimento brigatista, la maggioranza dei partiti di un governo di unità nazionale, ragionò come Caffa, il sommo sacerdote dei farisei alla domanda “che fare?” di fronte al processo a Gesù. Rispose: «Voi non capite nulla. Non vedete dunque come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera» (Giov., 11, 47-53).

Chi tradisce la vita non è Giuda, ma bensì la Ragion di Stato e i partiti che la supportano.
L’epitaffio che la famiglia ha scelto di porre sulla tomba di Moro nel 2005, recita esattamente questo concetto: “In memoria di Aldo Moro morto a causa della cecità criminale delle Brigate Rosse e abbandonato da coloro che considerarono che la salvezza della sua vita non meritasse il disonore di una sconfitta”.
Si pensa che la politica sia l’onore del potere, l'augusto ruolo di amministrare la 'res publica', ma di fronte alla violenza, si riduce al ruolo (decisionale) di mandante che sacrifica le vite.

“Esterno Notte”


martedì 1 novembre 2022

Texts of Persecution In Girard and Conspiracy Theories In Manzoni: a Pre-crime Approach



Take a look at my last (draft) paper under peer review:

"In Le bouc émissaire René Girard examined a work by the French poet Guillaume de Machouat, to return on the 'texts of persecution' during The Back Death. In this paper I suggest the emergence of both conspiracy theories and vindication texts, similar to ones still being used by contemporary terrorists, during the second wave of plague in Europe in the seventeenth century. This emergence was highlighted in Milan by Alessandro Manzoni, the nineteenth-century Italian Catholic novelist, poet and essayist. According to Girard the reconciliation mimesis to the detriment of the victim is culturally defined by myths and with less and less effectiveness by persecution texts. In analysing Manzoni's work, I will argue that vindications and conspiracy theories are the legacy of the persecution texts of the Early Modern Age: from texts by writers who "consider themselves judges", Guillaume de Machouat in Girard, to texts by people who are in fact judges, those in Milan in Manzoni's Storia della Colonna Infame. Furthermore, this analysis tries to give some evidence on the role the victims of political violence, both by states and nonstate actors, such as the victims of the Shoah and of terrorism, and their contribute to the efforts to find narratives that counter conspiracy theories and improve the efficacy of crime prevention work".

DOWNLOAD ON ACADEMIA.EDU HERE


lunedì 13 giugno 2022

Immigrazione ed estremismi: comprendere, prevenire, collaborare

 

Anche in Friuli le scuole hanno intrapreso le prime attività di prevenzione. Se ne parlerà nell'incontro di mercoledì 15 giugno 2022 a Udine:

"Immigrazione ed estremismi: comprendere, prevenire, collaborare"

Report finale Progetto “Comprendere la radicalizzazione: strumenti e metodi per individuare i primi segni di radicalizzazione all'interno delle scuole in FVG”

Immigrazione ed estremismi: comprendere, prevenire, collaborare


sabato 11 giugno 2022

Prevenzione della Radicalizzazione e dialogo interreligioso

 

Nel quadro del progetto 'Formare per conoscere. Religioni e cittadinanza' dall'Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose. Seminario lunedì 6 giugno 2022 a Firenze.
Il tema della radicalizzazione violenta, della sua prevenzione e del suo contrasto, della libertà religiosa e del dialogo inter-religioso, hanno potuto godere dell'apporto di studiosi di discipline differenti, e di esperti sul campo: funzionari pubblici e leader religiosi; pedagogisti, filosofi, storici, sociologi, criminologi, antropologi e giuristi; giornalisti e membri dei nuclei speciali dei carabinieri. Un vero workshop multi-disciplinare.





lunedì 9 maggio 2022

Un 9 Maggio per 3 celebrazioni difficili

 

l 9 maggio è una data che quest’anno ci presenta un incrocio che non può non passare inosservato. Mentre in Italia è il Giorno in Memoria di tutte le vittime del terrorismo, nell’anniversario dell’uccisone di Aldo Moro nel 1978, e in Europa si festeggia il giorno del 1950 in cui Robert Schuman presentò il piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet; in Russia e nei Paesi dell’ex-blocco sovietico il 9 maggio è il Giorno della Vittoria del 1945 che segna, con la cattura di Hermann Göring e Vidkun Quisling, la fine della seconda guerra mondiale.

È noto che il modo in cui l’establishment di un Paese cerca di costruirne l’identità collettiva passa per l’uso politico del passato, con scelte e iniziative pubbliche costruite attraverso cerimonie, anniversari, celebrazioni, musei, statue, mausolei, opere letterarie e artistiche, insegnamento della storia nelle scuole. Altrettanto noto è che dietro la festa dell’Europa ci fosse l’avvio di un nucleo economico europeo, a partire dalla messa in comune delle riserve di carbone e acciaio, come primo passo indispensabile al mantenimento della pace sul continente.

Meno noto, invece, il fatto che l’establishment ucraino post-Majdan, successivo cioè alla caduta nel 2014 del regime filo-russo del preside Viktor Janukovyč, decise di ridisegnare il Giorno della Vittoria cambiatogli nome, con il decreto del presidente Petro Poroshenko del 24 maggio 2015, e che avviò così un preciso processo di dekommunizacija – decomunistizzazione – del paese. Da allora le autorità ucraine hanno deciso di trasformare l’omaggio agli eroi della Grande Guerra Patriottica, commemorandone piuttosto le vittime, come si usa nell’Europa occidentale: una giornata della Memoria e della Riconciliazione.

Così come il conflitto in Ucraina era già iniziato dal tempo dalla guerra del Donbass, parimenti sono seguiti paralleli gli atti simbolici - come la recente decapitazione la testa “russa” nella demolizione del monumento che rappresenta due operai, uno ucraino e l'altro russo, mentre sorreggono la stella dell'Ordine sovietico dell'amicizia – che segnano un processo di separazione di identità e memoria(li). Se nel 2015 l’establishment ucraino, come del resto gli intellettuali, potevano ancora scommettere su una riconciliazione, su una convivenza di culture e lingue russe e ucraina, oggi questo sembra impossibile. Una impossibilità che ci porta a riflettere sulle memorie divise della nostra storia nazionale che negli ultimi 15 anni ha visto opporsi, ogni 9 maggio, chi spendeva il suo ricordo per Aldo Moro e le oltre 400 vittime italiane del terrorismo dell’Italia repubblicana e chi per Peppino Impastato, il giornalista e attivista politico noto per le sue denunce contro le attività di Cosa Nostra, a seguito delle quali fu assassinato 10 ore prima del presidente della Democrazia Cristiana.

Alcune memorie diventano ufficiali, con le loro cerimonie di Stato, mentre altre restano private, patrimonio di una sola parte politica, come capita anche nell’estrema destra italiana e le sue commemorazioni dei camerati caduti negli scontri di piazza con l’estrema sinistra o verso i caduti delle Repubblica di Salò. Di fronte ai conflitti, la riconciliazione è una speranza sempre aperta, mentre l’idea di “memoria condivisa” è un ossimoro che resta una chimera. Tuttavia ci sono segni di queste tragiche memorie che lasciano tracce di conoscenza. Se l'epitaffio inciso a Cinisi (PA) sulla tomba di Peppino Impastato, recita: "Rivoluzionario e militante comunista - Assassinato dalla mafia democristiana", davanti alla tomba di Aldo Moro a Torrita Tiberina (RM), è stato apposto un epitaffio solo nel 2005, in spagnolo, che in italiano recita: “In memoria di Aldo Moro morto a causa della cecità criminale delle Brigate Rosse e abbandonato da coloro che considerarono che la salvezza della sua vita non meritasse il disonore di una sconfitta”.

Quest’ultimo epitaffio, oltrepassando la retorica delle commemorazioni ufficiali o quelle private di una parte politica, è quanto oggi non dovrebbe passare inosservato. Ci dice, infatti, qualcosa che ci interroga, davvero in profondità, sul prezzo da pagare per la salvezza di qualunque vita: ieri oggi o domani.

Aldo Moro



domenica 8 maggio 2022