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sabato 26 dicembre 2020

Tavolo di Lavoro P/CVE della Città di Torino

Delibera della Giunta della Città di Torino: Atto 2020_02784. 
ISTITUZIONE DEL TAVOLO DI LAVORO MULTI-AGENZIA DELLA CITTA' DI TORINO PER LA PREVENZIONE DEGLI ESTREMISMI VIOLENTI. APPROVAZIONE LINEE GUIDA 
(leggi le Linee guida)



venerdì 10 aprile 2020

Una strada che si chiama metanoia

In qualsiasi situazione di pericolo, paura e ansia prolungata vorremmo rivolgerci a qualcuno che possa aiutarci, fornendoci rassicurazioni e certezze, infondendoci fiducia e coraggio. Lo fanno i bambini verso i genitori, lo fanno anche i cittadini verso i governanti.
Come avviene anche a chiunque volesse oggi chiedere aiuto al suo amico, al suo terapeuta o alla sua guida spirituale o ai numeri verdi di supporto psicologico, di fronte a questa pandemia accade di trovarsi di fronte all'altro senza che questi possa fornire risposte completamente soddisfacenti. Questo perché - sia questi il genitore in presenza, il governante in tv o chiunque altro dall'altra parte del telefono/pc/tablet - egli si trova in vero nella nostra stessa situazione.
Questi 'altri' cui ci rivolgiamo possono provare a dissimulare raccontando bugie pietose o ragionevoli consigli sulla scorta del poco di veramente noto (serve mantenere la distanza sociale), ma nulla che possa veramente comunicare sicurezza, certezza, fiducia e coraggio.

A meno che… noi richiedenti aiuto non si riesca ad imboccare una strada che si chiama metanoia. Non è un astratto cambio di narrativa calato dall'alto, come quello proposto da alcuni appelli che girano in questi giorni. Non basta un artificio retorico per uscire dai limiti delle possibilità di comprensione da parte dell’intelletto umano per rientravi in una nuova più 'alta' comprensione. Non è neppure mistica o pratica religiosa.
Si tratta invece di un gioco linguistico: riconfigurare il significato delle parole in modo che acquistino una senso e un movimento (una "vita activa", per dirla con Hannah Arendt) in questo nuovo contesto.

"La metanoia non è solo un problema di comprensione, ma sposta un rapporto esistente tra pensiero e mondo. Solo nel linguaggio il mondo si presenta al nostro pensiero; tra linguaggio e mondo non c'è differenza fondamentale per ostacolare il pensiero. Esprimere un nuovo pensiero significa anche inventare sempre un nuovo gioco linguistico adeguato a quel pensiero. Il linguaggio opera una differenziazione del rapporto tra pensiero e mondo. Il linguaggio non è arbitrario, per quanto tale arbitrarietà possa sembrare ovvia ai teorici contemporanei del linguaggio. Al contrario, ogni parte del linguaggio è legata a un sistema in continuo sviluppo. Il linguaggio sviluppa la nostra comprensione del mondo nello stesso modo e nella stessa misura in cui continua a svilupparsi. Il principio del linguaggio non è l'arbitrarietà, ma la contingenza. Il linguaggio, in altre parole, si sviluppa all'interno di un quadro di possibilità in continuo cambiamento costituito dai suoi legami con il pensiero e con il mondo. Ecco perché le possibilità di una nuova comprensione sono immediatamente legate alla ricerca o all'invenzione di un nuovo linguaggio." (Avanessian A., Hennig A., 2014)



Esattamente quando assistiamo a cambiamenti epocali radicali, quando crolla il mondo, la metanoia interviene con la sua funzione poietica del linguaggio.

Sul piano politico del post-pandemia da Covid-19, al momento non posso che semplificare con questa metafora presente nella prefazione del libro: (noi) "il pedone potrà fare una mossa all'interno degli scacchi che si mangi altri pedoni, regine, re, cavalli, torri e alfieri con le loro opposizioni ed infinite lotte, portando ad una partita completamente nuova con pezzi diversi, modi diversi di muoversi, modi diversi di essere colpiti, e" ...un nuova scacchiera!


giovedì 19 marzo 2020

Coping For Coronavirus Without Memory : an Urgent Challange

Mental Health and Coronavirus -  from CNN website

 

FROM CONFIRMATION BIAS TO MENTAL TIME TRAVEL


The human brain is not wired to think in exponential terms. Here is a thought experiment to make the point:
"If I asked you to go out your front door and take 30 steps, I'll bet you could guess about where you'd end up, without even taking that short walk.It's a simple linear step-by-step experience you've done a thousand times. But, what if I told you to take 30 exponential steps. That is to say, double the size of your step each time. 1 + 2 + 4 + 8 + 16 + 32 + 64... etc... If you took 30 exponential steps out of your front door, where do you think you'd end up? The answer? You'd go around the earth 26 times!"

This cognitive limit is what determined all the delays of governments in activating prevention measures facing with the mathematical extension of the pandemic.
The prevention of any danger lies in the rare ability to get out of the confirmation bias, that is, that human cognitive phenomenon for which people tend to move within an area delimited by their acquired convictions.
This, however, cannot be a justification: we can well imagine that intelligence and scientists have warned the political decision-makers about this bias. But the brains of the latter have not responded and have postponed the most urgent containment measures: the cases of Donald Trump and Boris Johnson are only the most striking.
I have already written (here) the reasons why it is appropriate for all of them to apologise publicly and take the opportunity to anticipate regret for the mistakes they will make during this pandemic crisis.

Now is the time to worry about another cognitive limit: whose scientists call  'mental time travel', more correctly future-oriented mental time travel (FMTT) when we imaginatively ‘pre-experiences’ future events (Michaelian et al. 2016, Michaelian, Kourken & Perrin, Denis. 2017. Memory as mental time travel).

We speculate about how our lives would become different, for better and for worse, to help us make important decisions. Whether the future in question is five hours from now or five years from now, research shows that we mentally project ourselves forward in time roughly once every 15 minutes that we’re awake.
Our brains allow us to visualize what we will do in the future by tapping into a function as important as our memories. It is our memorized experiences that we re-explore every day to make the most usual decisions about the near daily future. So, on the contrary, Alzheimer’s patients, who likewise often lose access to so many of their life memories, also have great difficulty describing in any detail what they might do in the future.

Now, the point is that in the face of this pandemic we have no experience and no memories to help us visualise our future in the medium-long term.

Psychologists can provide us with a series of tips to prevent fear, anger, stress in our new daily lives as prisoners at home, in these quarantines, whether voluntary or compulsory: maintain certain habits and schedules, alternate physical activity and leisure, do not follow the news too much, do not lose sleep, do not abuse drugs and psychotropic drugs, talk to friends with smarphone apps, and so on.
These are the recommendations of the World Health Organization (WHO) itself, but soon it will be not only a matter of help for coping with stress because the main fact remains that we have no experience of epidemics or wars that we can recall from the bank of our memories, to face the near future in medium-long term scenarios in the context of the present COVID-19 pandemic, in which, moreover, it is difficult to predict even its epidemiological trend.

Should the restrictive social containment measures - the lockdown - in Italy last too long, the risk is that emergency psychologists and social workers find themselves without answers: this is the challenge to which all the human sciences must respond urgently in the coming weeks and months. To find ways to provide answers to those who are providing mental health support to the affected populations: a range of victims that is perhaps unprecedented.


See also: Main Dangerous Bias in Social Perception During Terrorism and Pandemic
and  Pandemic Risk Communication: The Anticipated Regret,  Dehumanize Victims By Numbers
  Coronavirus: The Social Perception Of Risk


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Affrontare il Coronavirus senza memoria: una sfida urgente


DALLA DISTORSIONE COGNITIVA AL VIAGGIO NEL TEMPO MENTALE

Il cervello umano non è programmato per pensare in termini esponenziali. Ecco un esperimento mentale per chiarire il punto:
Se ti chiedessi di uscire di casa e fare 30 passi, scommetto che potresti indovinare dove finiresti, senza nemmeno fare una breve passeggiata. È una semplice esperienza lineare e graduale che hai fatto mille volte. E se ti dicessi di fare 30 passi esponenziali. Vale a dire, raddoppiare la dimensione del passo ogni volta. 1 + 2 + 4 + 8 + 16 + 32 + 64 ... ecc ... Se facessi 30 passi esponenziali fuori dalla porta di casa, dove pensi che finiresti? La risposta? Faresti il giro della terra per 26 volte!

Questo limite cognitivo, è quello che determinato tutti i ritardi dei governi nell'attivare le misure di prevenzione all'estendersi matematico della pandemia.
La prevenzione di qualunque pericolo risiede nella rara capacità di uscire dai confirmation bias, cioè quel fenomeno cognitivo umano per il quale le persone tendono a muoversi entro un ambito delimitato dalle loro convinzioni acquisite.
Questa, tuttavia, non può essere una giustificazione: possiamo infatti ben immaginare che l'intelligence e gli scienziati abbiano avvisato i decisori politici a proposito di questo bias. Ma i cervelli di questi ultimi non hanno risposto e hanno posticipato le misure di contenimento più urgenti: i casi di Trump e Johnson sono solo i più eclatanti.

Sul perché convenga a tutti loro scusarsi pubblicamente e cogliere l'occasione per dispiacersi in anticipo degli errori che commetteranno durante questa crisi pandemica, ho già scritto qui.

Adesso è il momento di preoccuparci di un altro limite cognitivo: quello che gli scienziati chiamano 'viaggio nel tempo mentale', più correttamente, viaggi nel tempo mentale orientati al futuro (FMTT) quando noi immaginiamo eventi futuri come 'pre-esperienze'. (Michaelian et al. 2016 and Michaelian, Kourken & Perrin, Denis. 2017. Memory as mental time travel).

Noi speculiamo su come le nostre vite sarebbero diverse, nel bene e nel male, per aiutarci a prendere decisioni importanti. Sia che il futuro in questione sia tra cinque ore o tra cinque anni, la ricerca mostra che ci proiettiamo mentalmente in avanti nel tempo all'incirca una volta ogni 15 minuti dacché siamo svegli.  I nostri cervelli ci permettono di visualizzare cosa faremo in futuro attingendo ad una funzione importante come le nostre memorie. Sono le nostre esperienze memorizzate che ri-esploriamo tutti giorni per prendere le decisioni più abituali sul futuro prossimo quotidiano.  Per cui, all'opposto,  i malati di Alzheimer, che spesso perdono l'accesso a così tanti dei loro ricordi di vita, hanno anche grandi difficoltà a descrivere in dettaglio cosa potrebbero fare in futuro.

Ora, il punto è che di fronte a questa pandemia non abbiamo esperienze e memorie che ci aiutino a visualizzare il nostro futuro a medio lungo termine.

Gli psicologi possono fornire una serie di consigli per prevenire la paura e la rabbia nella quotidianità delle nostre nuove vite di reclusi in casa, in queste quarantene, volontarie o obbligate che siano: mantenere alcune abitudini ed orari, alternare attività fisica e svaghi, non seguire troppo le notizie, non perdere sonno, non abusare di droghe e psicofarmaci, parlare con gli amici con le app. Sono le raccomandazioni della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ma presto non sarà solo una questione di aiuto per affrontare lo stress perche resta il dato che non abbiamo esperienza di epidemie o di guerre che possiamo richiamare dalla banca delle nostre memorie, per affrontare il futuro prossimo in scenari a medio-lungo termine, nel contesto della presente pandemia da COVID-19, nella quale, per altro, è difficile pronosticare anche solo il suo andamento epidemiologico.

Se le misure restrittive di contenimento sociale dovessero in Italia durare per un periodo troppo lungo, il rischio è che gli psicolgi dell'emergenza e gli  operatori sociali si trovino senza risposte: questa è la sfida a cui tutte le scienze umane devono rispondere con urgenza nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Trovare il modo di dare risposte a coloro che forniscono sostegno alla salute mentale delle popolazioni colpite: una gamma di vittime che forse non ha precedenti.


martedì 10 marzo 2020

Sulla rimozione delle vittime da coronavirus

On the removal of the victims from corona virus in Italian public speech


"Le verità troppo evidenti, e che dovrebbero esser sottintese, sono invece dimenticate", scriveva Alessandro Manzoni nella Storia della colonna infame. Non ce ne accorgiamo neppure: possiamo parlare di rimozione.

Si ammalano, senza sintomi, il segretario del PD o il presidente del Piemonte ed è subito diretta video e profluvio di messaggi di solidarietà. Se si ammala il vecchio con sintomi gravi e poi muore, resta anonimo, un numero privo di biografia pubblica e qualsiasi solidarietà.

La comunicazione mediatica ci permette di nasconderci dietro i numeri e il loro anonimato di mantenere un enorme distanza emotiva. I numeri sono astrazioni che ci aggiustiamo alla bisogna per evitare dissonanze cognitive.

Detto in modo brutale: non sappiamo nulla dei morti oggi, per non sapere domani, quando eventualmente ci troveremo al triage di un ospedale, che il nostro ricovero in terapia intensiva ha il costo della vita di un altro più anziano e malconcio di noi. Ammesso di non essere noi il sacrificabile… Un verità che richiede veramente una misericordia oltre le nostre umane possibilità.

Posta questa verità “troppo evidente”, che senza l'aura letteraria manzoniana mi rendo conto suoni d’angoscia pornografica, resta la responsabilità preventiva della comunicazione, oggi chiamata a ridurre l'impatto della pandemia. Sul sistema sanitario, certo, ma soprattutto sulla coscienza, cioè il Sé più profondo, di chi al triage quelle scelte deve compiere. Quando cioè il verbo ‘decidere’ assume l'origine del suo etimo: tagliare la testa alla vittima, scegliere chi vive e chi muore.

Per usare ancora le parole del Manzoni, "l’adoprar doppio peso e doppia misura" verso le vittime al quale stiamo assistendo, questa rimozione, è il punto esatto che indebolisce la comunicazione istituzionale. Quella che ci chiede di cambiare le nostre abitudini per contrastare la pandemia da coronavirus. Abbiamo il coraggio di misure coercitive che piegano libertà ed economia, ma manca quello per raccontare le storie dei nuovi Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora. Non siamo nel 1630, sappiamo che l'untore è una chimera, ma le vittime innocenti ci sono e le loro storie e visi anche. Sono queste storie e visi, con le loro forza emotiva, che possono smuoverci, spostarci da abitudini consolidate e metterci di fronte alle nostre dissonanze cognitive.

Sono queste storie e visi, cioè quanto oggi rimosso dai media, gli strumenti per superare la mancata percezione del rischio da parte di molti, troppi segmenti di popolazione, giovani ed adolescenti in particolare (si veda). Chiedere di assumersi responsabilità di fronte a pericoli invisibili, come il coronovirus o il cambiamento climatico, è la cosa più difficile dal punto di vista della psicologia della comunicazione, ma quella istituzionale intorno a questa emergenza non può davvero dipendere dal solo linguaggio neutro di virologi e medici o dai numeri snocciolati dalla protezione civile ogni sera. Lasciare le vittime alla dimensione aritmetica dei numeri non favorisce altro che la loro de-umanizzazione e lascia la collettività nell’angoscia anonima delle sue vittime.

Il biasimo verso gli incoscienti nulla ottiene, se non di gratificare chi lo esprime. Se viceversa si cercano cambiamenti d'abitudine drastici, allora smettiamo di obliterare le vittime e, lo dico con estrema crudezza, diamole in pasto, come un ostia, ai "poveri di spirito".

Non servirebbe solo per la resilenza nell'attualità, ma anche per il domani, quando questa ‘guerra’ sarà finita: sui militi ignoti o, in questo caso, i cives ignoti, non si costruisce il futuro di un paese.

 

Dehumanize Victims By Numbers

"Truths that are too obvious, and that should be implied, are instead forgotten", wrote Alessandro Manzoni in the History of Infamous Column (1843). We don't even realize it: we can talk about removal. 
The secretary of the Democratic Party (PD) or the president of Piedmont falls infected with coronavirus, without symptoms, and it is immediately video directed and profuse of messages of solidarity. If the old man falls ill with serious symptoms and then dies, he remains anonymous, a number without public biography and any solidarity. Media communication allows us to hide behind numbers and their anonymity to maintain an enormous emotional distance. Numbers are abstractions that we adjust to the need to avoid cognitive dissonance. Put brutally: we know nothing around the dead today, to don't know tomorrow, when we will eventually find ourselves in the triage of a hospital, that our hospitalization in intensive care has the cost of life of another older and battered than us. Admitted that we are not the expendable (the the sacrificial victim)... 
A truth that truly requires mercy beyond our human possibilities. Given this "too obvious" truth, that without Manzoni's literary aura I realize sounds of pornographic anguish, there remains the preventive responsibility of communication, today called to reduce the impact of the pandemic. On the health system, certainly, but above all on the conscience, that is the deepest Self, of those who have to make those choices in triage. That is, when the verb 'decide' assumes the origin of its etymology: to cut the victim's head off, to choose who lives and who dies. 
To use Manzoni's words again, "the double weight and double measure" towards the victims we are witnessing, this removal is the exact point that weakens institutional communication. The one that asks us to change our habits to fight the coronavirus pandemic. We have the courage of coercive measures that bend freedom and economy, but we lack the courage to tell the stories of the new Guglielmo Piazza and Giangiacomo Mora. 
We are not in 1630, we know that the anointer ("l'untore") is a chimera, but the innocent victims are there and their stories and faces also. These stories and faces, with their emotional strength, can move us, move us from established habits (bias) and put us in front of our cognitive dissonances. These stories and faces, i.e. what is now removed from the media, are the tools to overcome the lack of risk perception by many, too many segments of the Italian population, young people and adolescents in particular. 
Asking to take responsibility in the face of invisible dangers, such as coronovirus or climate change, is the most difficult thing from the point of view of communication psychology, but the institutional one around this emergency cannot really depend only on the neutral language of virologists and doctors or on the numbers pitted by the civil protection every evening. Leaving the victims to the arithmetic dimension of numbers only favours their de-humanization, leaving the community in the anonymous anguish of its victims. Blaming the unconscious - who is not following the rules of prudence -  achieves nothing except to gratify those who express it. If, on the other hand, drastic changes of habit/bias are sought, then let us stop obliterating the victims and, I say this with extreme cruelty, let us feed them, like a host, to the "poor of spirit". 
It is not only for resilience in current events, but also for tomorrow, when this 'war' will be over: the future of a country will not be built on the Unknown Soldier or, in this case, the Unknown Citizen.

lunedì 17 febbraio 2020

Integrating CT & CVE

Slides for my speech on Integrating Counter-Terrorism (CT) and Prevent and Counter Violent Extremism (CVE). In the occasion of : "Preventing violent extremism and the role of civil society: present and future challenges" 10 - 11 February 2020 - Palazzo di Città - Sala delle Colonne Torino CONFERENCE ORGANIZED WITHIN THE HORIZON PROJECT “Terrorism prevention via radicalisation counter-narrative” (TRIVALENT)