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domenica 2 agosto 2026

La costruzione del nemico, il 15 ottobre a Milano

La costruzione del nemico.

Una lettura psicoanalitica e psicosociale


Ogni società costruisce confini tra un "noi" e un "loro". Talvolta questi confini proteggono l'identità; altre volte, invece, possono trasformarsi in processi di esclusione, ostilità e disumanizzazione. Quando questo accade? Quali meccanismi psicologici portano persone e gruppi a individuare un nemico, a semplificare la complessità, a cercare un capro espiatorio?
In una società caratterizzata da polarizzazione, comunicazione digitale e rapida diffusione delle informazioni, tali dinamiche assumono forme nuove e pongono interrogativi che riguardano anche la professione psicologica. Comprendere come si sviluppano l'odio, la radicalizzazione e i processi di costruzione del nemico significa interrogarsi non solo sui fenomeni sociali contemporanei, ma anche sul ruolo della psicologia nel favorire comprensione, pensiero critico e dialogo.
Il seminario propone una riflessione interdisciplinare che attraversa la psicologia sociale, la psicologia dell'emergenza, la psicoanalisi e gli studi sulla radicalizzazione, affrontando temi quali il contagio dell'ostilità, la costruzione del capro espiatorio, la diffusione dell'odio nel web e le forme contemporanee dell'antisemitismo, considerato nella sua specificità storica e come occasione di riflessione sui processi che alimentano l'odio collettivo.


Evento gratuito, l’iscrizione è obbligatoria.


Programma del Seminario


Ore 9.00 Saluti istituzionali

Il seminario si aprirà con i saluti istituzionali dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia,
seguiranno i saluti della Dr.ssa Rosanna Supino, Presidente della Associazione Medica
Ebraica, di Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo
Metropolita di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e di Rav Alfonso
Arbib, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano.

Ore 9.30 Modera: Prof. David Meghnagi

● Il contagio ostile: dall’esperimento della “Terza Onda” ai troll nel web.
Prof. Fabio Sbattella, Psicologo e Psicoterapeuta, Responsabile dell'Unità di
Ricerca di Psicologia dell'Emergenza e dell'Assistenza Umanitaria dell'Università
Cattolica del Sacro Cuore.

● Radici e dinamiche dell'antisemitismo contemporaneo.
Dott. Ricardo Rafael Ileyassoff, Psicologo, Psicoterapeuta e Psicoanalista con
cinquant’anni di pratica clinica in Argentina, Francia e Italia. Autore di “Il Re è sempre
nudo- El rey esta siempre desnudo. Un psicoanalista ciego entre la mirada y la voz”,
Letra Viva Libros, Buenos Aires 2020 e in preparazione in Italiano.

● Odio come vincolo reciproco.
Dott.ssa Maria Teresa Fenoglio, Psicologa, ESPRI' (Emergenze Sociali
Psicologiche Ricerca Intervento), autrice di "Psicologia dell’emergenza: scritti ed
esperienze". Kiwi ed. (2024).

Ore 11.20 Intervallo

Ore 11.30 Modera: Prof. Fabio Sbattella

● La polarizzazione, i processi di radicalizzazione e il ruolo terzo delle vittime.
Dott. Luca Guglielminetti, EU Knowledge Hub on Prevention of Radicalization, EU
Centre of Excellence for Victims of Terrorism, Centro studi “René Girard” politico
presso UniPd, Associazione Leon Battista Alberti.

● Le parole malate e le parole che curano. Strategie educative e culturali contro
le derive del nuovo antisemitismo.
Prof. David Meghnagi, Psicoanalista, Studioso della psicodinamica del pregiudizio.
Presidente del Comitato Accademico Europeo per la Lotta all'Antisemitismo. Ideatore
e direttore del Master internazionale di II livello in didattica della Shoah (Roma Tre).
Editor-in-Chief di Trauma and Memory, European Review of Psychoanalysis and
Social Science. Autore di “Ricomporre l'infranto. L'esperienza dei sopravvissuti alla
Shoah”, Marsilio, Venezia, 2005.

● Come scienza e politica si confondono: il caso Hans Asperger. 
Dott.ssa Donatella Camerino, Psicologa, già Ricercatrice confermata dell'Università
degli Studi di Milano, Medicina Preventiva dei Lavoratori.

Evento gratuito, l’iscrizione è obbligatoria.

Per informazioni e iscrizioni, scrivi a: eventipsicoame@gmail.com

Promosso da AME, Associazione Medica Ebraica





martedì 23 giugno 2020

Essere psicologi dopo la pandemia

Il Kit "Support the Supporters" sarà presentato nella formazione organizzata da ESPRÌ il 24 Giugno ore 17.
Si inaugura il 24 giugno e durerà fino al 20 luglio il corso di formazione specialistica “Essere psicologi dopo la pandemia” che, oltre a presentare alcune importanti esperienze sul campo, fornirà linee guida e metodologie di lavoro utili allo psicologo professionista impegnato nel prossimo futuro a far fronte alle conseguenze individuali e sociali della Pandemia.
I formatori sono docenti universitari e Psicologi-psicoterapeuti da tempo impegnati nelle emergenze nelle istituzioni, nel privato sociale e nella Sanità pubblica, con la specifica caratteristica di coniugare l’esperienza sul campo alla riflessione scientifica e umana.


lunedì 25 maggio 2020

KIT DI SUPPORTO AGLI OPERATORI PSICO-SOCIALI IN PRIMA LINEA NELLA PANDEMIA

"Support the Supporters" è parte del progetto “ICS - INSIEME CONTRO LA SOLITUDINE”, finanziato dalla Compagnia di San Paolo, è promosso da Psicologi per i Popoli Torino in collaborazione con Esprì, Psicologi nel Mondo Torino e l’Associazione Leon Battista Alberti. 

Il Kit contiene risorse, linee guida, suggerimenti, analisi e strumenti di aiuto agli operatori volontari o pubblici della psicologia dell’emergenza che stanno affrontando l’emergenenza pandemica da Covid-19, elaborato da un team scientifico multidisciplinare, per mitigare i rischi che possono compromettere la resilienza - connessi allo stress e alle possibili traumatizzazioni secondarie. 

Il file originale del Kit, sempre aggiornato, è qui:
-> https://drive.google.com/open?id=13wWpf1Dd6dNRY14bkoFECi2YI5S5onsF

-> Qui puoi sfogliare l'anteprima: https://issuu.com/ncletterario/docs/lineeguidasts-vers1-5blow



Qui link al test online di auto-valutazione ProQOL_5 su Compassion Fatigue, Burnout e Compassion Satisfaction:
-> https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdpqY4PK0XMhC6hPg1QxUlZN0Skvrs5COK2c283bqkoyfjZow/viewform

mercoledì 29 aprile 2020

Covid-19: Assistenza psicologica a Torino

Numeri verdi di assistenza psico-sociale a Torino

Anche l'Associazione Leon Battista Alberti supporta questa attività promossa da Psicologi per i Popoli Torino per la cura della salute pubblica mentale in questa pandemia da coronavirus, secondo il principio che nel momento in cui i nostri modelli del mondo cambiano di ora in ora, la capacità di apprendimento dei team è la differenza tra adattamento e paralisi.

L'Associazione Leon Battista Alberti coordina l'azione "Support the Supporters" del progetto “ICS- INSIEME CONTRO LA SOLITUDINE” finanziato dalla Compagnia di San Paolo:

L'azione si propone di organizzare un comitato scientifico multidisciplinare per svolgere attività di sostegno e formazione in-linea indirizzati agli operatori volontari o pubblici della psicologia dell’emergenza che stanno affrontando l’emergenza da coronavirus. 
Le caratteristiche dell’attuale emergenza pandemica pongono, infatti, gli operatori di sostegno ai cittadini e ai sanitari di fronte ad uno scenario nuovo, per molti tratti privo di precedenti utili per attivare strategie di ‘coping’, cioè di quell'insieme di meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare problemi emotivi ed interpersonali, allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress ed il conflitto. Il rischio concreto, già sul breve termine, è che sgli operatori si trovino in situazioni critiche nelle rispettive mansioni: fornire sostegno alle diverse vittime e le fasce deboli  e  prendere
le decisioni più efficaci nella gestione dell’emergenza a livello locale.
L’obiettivo primario è quindi quello di mitigare i rischi connessi alla capacità di resilienza degli operatori pubblici e del terzo settore che stanno supportando la salute mentale di una gamma di vittime, che forse non ha precedenti, con azioni di ricerca, confronto, formazione

martedì 10 marzo 2020

Sulla rimozione delle vittime da coronavirus

On the removal of the victims from corona virus in Italian public speech


"Le verità troppo evidenti, e che dovrebbero esser sottintese, sono invece dimenticate", scriveva Alessandro Manzoni nella Storia della colonna infame. Non ce ne accorgiamo neppure: possiamo parlare di rimozione.

Si ammalano, senza sintomi, il segretario del PD o il presidente del Piemonte ed è subito diretta video e profluvio di messaggi di solidarietà. Se si ammala il vecchio con sintomi gravi e poi muore, resta anonimo, un numero privo di biografia pubblica e qualsiasi solidarietà.

La comunicazione mediatica ci permette di nasconderci dietro i numeri e il loro anonimato di mantenere un enorme distanza emotiva. I numeri sono astrazioni che ci aggiustiamo alla bisogna per evitare dissonanze cognitive.

Detto in modo brutale: non sappiamo nulla dei morti oggi, per non sapere domani, quando eventualmente ci troveremo al triage di un ospedale, che il nostro ricovero in terapia intensiva ha il costo della vita di un altro più anziano e malconcio di noi. Ammesso di non essere noi il sacrificabile… Un verità che richiede veramente una misericordia oltre le nostre umane possibilità.

Posta questa verità “troppo evidente”, che senza l'aura letteraria manzoniana mi rendo conto suoni d’angoscia pornografica, resta la responsabilità preventiva della comunicazione, oggi chiamata a ridurre l'impatto della pandemia. Sul sistema sanitario, certo, ma soprattutto sulla coscienza, cioè il Sé più profondo, di chi al triage quelle scelte deve compiere. Quando cioè il verbo ‘decidere’ assume l'origine del suo etimo: tagliare la testa alla vittima, scegliere chi vive e chi muore.

Per usare ancora le parole del Manzoni, "l’adoprar doppio peso e doppia misura" verso le vittime al quale stiamo assistendo, questa rimozione, è il punto esatto che indebolisce la comunicazione istituzionale. Quella che ci chiede di cambiare le nostre abitudini per contrastare la pandemia da coronavirus. Abbiamo il coraggio di misure coercitive che piegano libertà ed economia, ma manca quello per raccontare le storie dei nuovi Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora. Non siamo nel 1630, sappiamo che l'untore è una chimera, ma le vittime innocenti ci sono e le loro storie e visi anche. Sono queste storie e visi, con le loro forza emotiva, che possono smuoverci, spostarci da abitudini consolidate e metterci di fronte alle nostre dissonanze cognitive.

Sono queste storie e visi, cioè quanto oggi rimosso dai media, gli strumenti per superare la mancata percezione del rischio da parte di molti, troppi segmenti di popolazione, giovani ed adolescenti in particolare (si veda). Chiedere di assumersi responsabilità di fronte a pericoli invisibili, come il coronovirus o il cambiamento climatico, è la cosa più difficile dal punto di vista della psicologia della comunicazione, ma quella istituzionale intorno a questa emergenza non può davvero dipendere dal solo linguaggio neutro di virologi e medici o dai numeri snocciolati dalla protezione civile ogni sera. Lasciare le vittime alla dimensione aritmetica dei numeri non favorisce altro che la loro de-umanizzazione e lascia la collettività nell’angoscia anonima delle sue vittime.

Il biasimo verso gli incoscienti nulla ottiene, se non di gratificare chi lo esprime. Se viceversa si cercano cambiamenti d'abitudine drastici, allora smettiamo di obliterare le vittime e, lo dico con estrema crudezza, diamole in pasto, come un ostia, ai "poveri di spirito".

Non servirebbe solo per la resilenza nell'attualità, ma anche per il domani, quando questa ‘guerra’ sarà finita: sui militi ignoti o, in questo caso, i cives ignoti, non si costruisce il futuro di un paese.

 

Dehumanize Victims By Numbers

"Truths that are too obvious, and that should be implied, are instead forgotten", wrote Alessandro Manzoni in the History of Infamous Column (1843). We don't even realize it: we can talk about removal. 
The secretary of the Democratic Party (PD) or the president of Piedmont falls infected with coronavirus, without symptoms, and it is immediately video directed and profuse of messages of solidarity. If the old man falls ill with serious symptoms and then dies, he remains anonymous, a number without public biography and any solidarity. Media communication allows us to hide behind numbers and their anonymity to maintain an enormous emotional distance. Numbers are abstractions that we adjust to the need to avoid cognitive dissonance. Put brutally: we know nothing around the dead today, to don't know tomorrow, when we will eventually find ourselves in the triage of a hospital, that our hospitalization in intensive care has the cost of life of another older and battered than us. Admitted that we are not the expendable (the the sacrificial victim)... 
A truth that truly requires mercy beyond our human possibilities. Given this "too obvious" truth, that without Manzoni's literary aura I realize sounds of pornographic anguish, there remains the preventive responsibility of communication, today called to reduce the impact of the pandemic. On the health system, certainly, but above all on the conscience, that is the deepest Self, of those who have to make those choices in triage. That is, when the verb 'decide' assumes the origin of its etymology: to cut the victim's head off, to choose who lives and who dies. 
To use Manzoni's words again, "the double weight and double measure" towards the victims we are witnessing, this removal is the exact point that weakens institutional communication. The one that asks us to change our habits to fight the coronavirus pandemic. We have the courage of coercive measures that bend freedom and economy, but we lack the courage to tell the stories of the new Guglielmo Piazza and Giangiacomo Mora. 
We are not in 1630, we know that the anointer ("l'untore") is a chimera, but the innocent victims are there and their stories and faces also. These stories and faces, with their emotional strength, can move us, move us from established habits (bias) and put us in front of our cognitive dissonances. These stories and faces, i.e. what is now removed from the media, are the tools to overcome the lack of risk perception by many, too many segments of the Italian population, young people and adolescents in particular. 
Asking to take responsibility in the face of invisible dangers, such as coronovirus or climate change, is the most difficult thing from the point of view of communication psychology, but the institutional one around this emergency cannot really depend only on the neutral language of virologists and doctors or on the numbers pitted by the civil protection every evening. Leaving the victims to the arithmetic dimension of numbers only favours their de-humanization, leaving the community in the anonymous anguish of its victims. Blaming the unconscious - who is not following the rules of prudence -  achieves nothing except to gratify those who express it. If, on the other hand, drastic changes of habit/bias are sought, then let us stop obliterating the victims and, I say this with extreme cruelty, let us feed them, like a host, to the "poor of spirit". 
It is not only for resilience in current events, but also for tomorrow, when this 'war' will be over: the future of a country will not be built on the Unknown Soldier or, in this case, the Unknown Citizen.

lunedì 9 marzo 2020

Coronavirus: la rivincita del relativismo


Coronavirus : The Revenge Of Relativism

We've always made fun of the clean freaks, hypochondriacs and hikikomori kids... the lesson now? Accept the much hated RELATIVISM for which different circumstances require different behaviors. This applies to the coronavirus, but also to the climate crisis.

giovedì 5 marzo 2020

Il progetto C4C nel libro "Terrorismo e Giovani"

Il primo progetto europeo in Italia dedicato alla prevenzione della radicalizzazione e dell'estremismo violento, Counter-narration for Counter-terrorism ( si veda la documentazione presente su questo blog qui C4C ) nel biennio 2012-2014 è citato in questa recente pubblicazione:
Terrorismo e giovani. La prevenzione della seduzione fondamentalista in una prospettiva psicosociale, edito da Franco Angeli nel 2019, curato da Rita Di Iorio e Daniele Biondo, con contributi di Michele Brunelli, Emanuele Ferrigno, Cira Stefanelli.



-> L'intervista completa ai coordinatori del progetto C4C è reperibile qui:  Contronarrare contro il terrorismo

lunedì 16 gennaio 2017

Deumanizzazione. Come si legittima la violenza


Il libro di Chiara Volpato, docente di psicologia sociale a Milano, è un percorso ragionato tra le ricerche svolte a livello internazionale, sul concetto e le pratiche di deumanizzazione: cioè su  tutti gli atteggiamenti, i comportamenti, le pratiche sociali e le narrazione massmediatiche che, o in maniera aperta e violenta, oppure sottile e subdola, escludono, discrimina o minacciano, fino all’annichilimento, l'altro: i gruppi diversi dal nostro  - l'oppositore, il nemico, il diverso - con metafore di natura, di volta in volta, animale, sovrumana, strumentale, meccanicista o biologica.

Un’attività, quella di disumanizzare, che l’Autrice ci pone con suggestione all’origine della nostra stessa specie nell’incipit del saggio.





Moltissime le ricerche che vengono riportate in relazioni ai vari conflitti: da quelli coloniali dell’età moderna, fino alle più recenti guerre, dove - ad esempio - vengo evidenziate similitudini tra le metafore verso i nemici come animali, malattie, mostri, utilizzate durante la seconda guerra mondiale sia dai nazisti per descrivere gli ebrei  che dagli americani per descrivere i giapponesi e poi quelle, dagli stesse americani, durante la Guerra al Terrorismo, per descrivere i terroristi islamisti.

Ho trovato curiosa un lacuna, forse dovuta al fatto che il saggio è del 2011, relativa a tutta la  mole di recenti studi sul processo di radicalizzazione violenta cui molti ricercatori di psicologia sociale, e non solo, si sono dedicati analizzando le biografie dei terroristi, soprattutto dopo l’11 settembre.  Studi nei quali, al di là dei differenti modelli proposti, tutti identificano nell’ultimo scalino del processo proprio la completa deumanizzazione del nemico che rende il radicalizzato un terrorista pronto ad uccidere un suo simile innocente. 

Particolarmente interessante l’ultimo capitolo in cui sono evidenziate le prospettive di ricerche, tra le quali quelle che definisce “Strategia di resistenza (…) per contrastare il fenomeno” e per alimentare le quali sottolinea, forse con un po’ di ingenuità accademica, il fondamentale apporto di cui si devono fare carico il livello istituzionale, quello politico e quello dei mass-media. A me pare che molto del lavoro che l’Autrice propone, dal riconoscimento e la denuncia del fenomeno, alle strategia di umanizzazione delle vittime e quelle di rimodulazione inclusiva ed empatica del linguaggio, sia in vero più compito della società civile.

In ogni caso, siamo di fronte ad un saggio utile che fornisce moltissimi stimoli. Peccato che l’editore lo abbia “deumanizzato” privandolo di un indice e di una bibliografia dettagliata.
 
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Deumanizzazione
Come si legittima la violenza
Edizione: 20164
Collana: Universale Laterza [919]
ISBN: 9788842096047