venerdì 6 dicembre 2019
40 anni dopo l'attentato alla SAA di Torino
venerdì 29 novembre 2019
2 dicembre 2019 ore 10.00 – 12.30, Torino Palazzo Lascaris nel quale interverrò su "Il ruolo della società civile e delle istituzioni locali nella prevenzione della radicalizzazione: tra safety e resilienza"
mercoledì 27 novembre 2019
Verso una Radicalizzazione Verde Non-violenta?
martedì 19 novembre 2019
Dialoghi di pace: dalla nonviolenza alla sostenibilità.
Programma Convegno Internazionale - Dialoghi Di Pace by Luca Guglielminetti on Scribd
giovedì 7 novembre 2019
Osservazioni su Terrorismo e Geopolitica
Intervista per Notizie Geopolitiche al Direttore della Nato Defense College Foundation Alessandro Politi durante la conferenza NATO Targeting the De-Materialised "Caliphate" 6/12/2018
venerdì 18 ottobre 2019
Un esercito di scimmie europee
Cinque anni fa un articolo pubblicato da Nature* ha posto fine ad una decennale querelle sugli scimpanzé, sancendo che aveva ragione l’antropologa Jan Goodall la quale, alla fine degli anni sessanta, scoprì che i primati più vicini a noi sono una specie intrinsecamente violenta, capaci di portare avanti guerre e genocidi contro i membri della loro stessa specie.Un violenza interna al gruppo, ma soprattutto tra gruppi in cui la guerra si configura come la migliore strategia per gli individui e per i gruppi per assicurarsi la propria proliferazione, secondo una logica piuttosto banale: se lo scontro si prefigura tra gruppi di pari dimensioni, ovvero forza, la violenza viene solo minacciata e mimata, se invece sono asimmetrici il più grande non esita ad esercitarla sul minore.Oggi non è diverso.Cinque anni fa il mondo intero temeva che un piccolo gruppo di scimmie jihadiste potesse crearsi la sua riserva di raccolta frutta, che oggi chiamo Stato, in quell'area delle mezzaluna fertile che i loro progenitori utilizzavano per uscire dall'Africa e raggiungere Asia ed Europa.Gli interventi dei gruppi di scimmie assai potenti, che una volta chiamavamo imperi, ha impedito loro di realizzare il loro sogno.Oggi un altro piccolo gruppo di scimmie curde che sperava di costruirsi la sua piccola riserva nel Rojava e che si erano prestati ad uno degli imperi per la guerra contro il gruppo jihadista, si trova travolto dal potente gruppo turco (probabilmente aspirante impero) e mollati dal precedente alleato.Cinque anni fa le scimmie d'Europa hanno avuto paura di essere invase da milioni di scimmie che scappavano dalla guerra e hanno rifornito di frutta il potente gruppo turco affinché se le tenesse lui.Oggi le scimmie d'Europa piangono per la scimmie del Rojava e inveiscono contro la nuova guerra voluta dal capo di quelle turche, temendo altresì che il primo gruppo di scimmie jihadiste rialzi la testa.Morale.Le scimmie di tutto il mondo possono ben vedere come quelle europee siano false e ipocrite. Eppure basterebbe che si costruissero un loro esercito per diventare un gruppo di scimmie tra le più potenti al mondo.Peccato che costruire imperi non sia giudicato dalla scimmie europee una gran virtù…
About an Army of European Monkeys
Five years ago, an article published by Nature* put an end to a a decades of disputes about chimpanzees, stating that anthropologist Jan Goodall was right. At the end of the 1960s, she discovered that the primates closest to us are an intrinsically violent species, capable of waging wars and genocide against members of their own species.
An internal violence within the group, but above all between groups in which the war is configured as the best strategy for individuals and groups to ensure their proliferation, according to a rather banal logic: if the clash is foreshadowed between groups of equal size, or force, the violence is only threatened and mimicked, if instead they are asymmetrical the largest does not hesitate to exercise it on the smallest.
Today, it is no different.
Five years ago, the whole world feared that a small group of jihadist monkeys could create their own fruit-picking reserve, which today we call State, in that area of the Fertile Crescent that all our ancestors used to get out of Africa and reach Asia and Europe.
The interventions of very powerful groups of monkeys, which we once called empires, prevented them from realising their dream.
Today another small group of Kurdish monkeys who hoped to build their own small reserve in the Rojava and who had lent themselves to one of the empires for the war against the Jihadist group, find themselves overwhelmed by the powerful Turkish group (probably an aspiring empire) and left by the previous ally.
Five years ago, the monkeys of Europe were afraid of being invaded by millions of monkeys fleeing the war and supplied the powerful Turkish group with fruit so that they could keep and sustain them.
Today, the monkeys of Europe weep for the monkeys of the Rojava and rage against the new war wanted by the leader of the Turkish ones, also fearing that the first group of jihadist monkeys will raise its head.
Moral.
Monkeys all over the world can clearly see how European monkeys are false and hypocritical. Yet it would be enough for them to build their own army to become one of the most powerful groups of monkeys in the world.
It's a pity that building empires is not judged by European monkeys to be a great virtue...
domenica 13 ottobre 2019
Turchia e Curdi: dimenticare oltre 30 anni di attentati del PKK
Pensare che in un conflitto tutto il buono sia da una parte sola, è non solo di un'ingenuità infantile, ma il modo migliore per alimentare il background propagandistico e quindi il conflitto stesso.
Vedi anche le osservazioni di Alessandro Orsini: Le ragioni della Turchia che l'Europa non vede.
giovedì 3 ottobre 2019
Gli italiani che hanno combattuto contro l’Isis
Gli italiani che hanno combattuto contro l’Isis e la lezione di Simone Weil
venerdì 27 settembre 2019
Registrazione della Conferenza finale del progetto europeo FAIR
Registrazione della Conferenza finale del progetto europeo FAIR - Fighting Against Inmates’ Radicalisation, Roma, 11 Settembre 2019.
Sono intervenuti: Patrizio Lamonaca (direttore della Fondazione Nuovo Villaggio del Fanciullo), Anna Rossomando (vicepresidente del Senato della Repubblica, Partito Democratico), Luca Guglielminetti (project Manager and Scientific Coordinator of FAIR project), Debora Bornazzini, Valeria Collina, Vincenzo Spagnolo (giornalista di Avvenire), Dorin Muresan (board member, International Correction and Prison Association), Trevor Calafato (Senior Lecturer, Department of Criminology, University of Malta), Stefano Dambruoso (sostituto procuratore presso la Procura di Bologna), Andrea Manciulli (Presidente di “Europa Atantica”), Carlo Alberto Romano (criminologo, docente presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Brescia), Carlos Fernandez (member of the RAN Prison & Probation working group, Spain), Yassine Lafram (presidente dell'Unione delle Comunità Islamiche d’Italia), Yasmine Refaat (project manager "Fighting Against Inmates’ Radicalization"), Mauro Palma (garante nazionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale), Claudio Bertolotti (analista strategico Italian team for security, terroristic issues & managing emergencies).
Stato di diritto e prevenzione dell'estremismo violento: tra politiche e pratiche nelle prigioni europee e i sistemi di prova
mercoledì 25 settembre 2019
Laboratorio per gli studenti su islam, geopolitica e terrorismi
- Per adesione dei docenti, i moduli sono su http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/ifp/cesedi
sabato 21 settembre 2019
Typologies of Terrorism and Political Violence
![]() |
| The Spectrum of Political Action |
Adapted from A. P. Schmid, Political Terrorism, (Amsterdam: North-Holland, 1988), pp. 58-59; this updated version and the explanatory text is taken from S.V. Marsden and A. P. Schmid, ‘Typologies of Terrorism and Political Violence’, in A. P. Schmid (Ed.) (2011)
sabato 14 settembre 2019
Corso di formazione per Dirigenti scolastici e Docenti sugli estremismi violenti
Calendario del corso di formazione per Dirigenti scolastici e docenti “Educazione alle differenze nell’ottica del contrasto ad ogni forma di estremismo violento" nel quadro della Convenzione tra Regione Lombardia e Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia. Settembre-Novembre 2019
Corso di formazione per Dir... by Luca Guglielminetti on Scribd
giovedì 12 settembre 2019
Dialogo e Diritti per prevenire la radicalizzazione in carcere
![]() |
| Roma, sala Zuccari Palazzo Giustiniani 11 Settembre 2019 - Conferenza finale del progetto europeo FAIR |
Articolo di Vincenzo R. Spagnolo sus Avvenire dell'11 Settembre 2019 sulla Conferenza finale del progetto europeo FAIR - Fighting Against Inmates’ Radicalisation
L'abbraccio fra un giovanissimo detenuto e una donna venuta fuori dal carcere a raccontare la tragica storia di suo figlio. E poi le parole del ragazzo: "Grazie. Avrei voluto sentire cose così prima di finire qui dentro".L'incontro, nell'aprile scorso, fra i giovani reclusi del penitenziario minorile Ferrante Aporti di Torino e Valeria Collina, madre italiana convertita all'Islam che ha visto suo figlio imboccare la strada del terrorismo, è stato uno dei momenti più toccanti del progetto europeo "Fair" (acronimo di Fighting against inmates' radicalization) per prevenire la radicalizzazione in carcere.La signora Collina ha parlato della tragica vicenda del figlio 22enne Youssef Zaghba, che il 3 giugno 2017 con altri due estremisti ha preso parte a un attentato sul London Bridge, che ha causato 11 vittime, fra cui i tre attentatori.Con coraggio e franchezza, mamma Valeria ha condiviso uno spaccato esistenziale in cui elementi di vita familiare, contesto religioso, problemi di incomprensione, ma anche sollecitazioni giunte dal web e dallo scenario geopolitico, hanno concorso a ciò che poi è avvenuto.La sua narrazione è un tassello del mosaico di incontri e laboratori realizzato dal progetto Fair. Costato circa 900mila euro (il 90% da fondi Ue), è tra quelli finanziati dalla Commissione Europea in materia di radicalizzazione e terrorismo.È partito nel 2017 e si concluderà fra un mese. Ed è stato portato avanti dalla Fondazione Nuovo Villaggio del Fanciullo di Ravenna, ente capofila di una decina di partner di Finlandia, Lituania, Ungheria, Romania, Slovenia, Olanda, Portogallo e Malta.I risultati del progetto verranno analizzati oggi in Senato, in un convegno aperto dalla vicepresidente dell'assemblea di Palazzo Madama, Anna Rossomando, e dal capo del Dap Francesco Basentini e al quale prenderanno parte criminologi, magistrati ed esperti europei. In Italia, su circa 60mila detenuti in 190 istituti, circa 7mila (fra cui 44 "convertitisi" in carcere) sarebbero praticanti di fede islamica.I condannati o imputati per reati di terrorismo di matrice jihadista sono 66 (dati de12018), inseriti in un circuito di "Alta Sicurezza": gli uomini in apposite sezioni dei penitenziari di Nuoro, Sassari e Rossano (Cosenza), due donne a L'Aquila. Oltre a loro, si contano 478 soggetti monitorati per rischio di radicalizzazione jihadista: 233a livello "alto"; 103 "medio" e 142 a livello "basso". Il progetto ha rivolto la propria formazione anche alle guide spirituali, con una sessione per i cappellani del Piemonte e un'altra per 50 imam (in collaborazione con l'Ucoii) presso il Centro islamico di Brescia.A loro si è rivolto Omar Sharif Mulbocus, ex estremista inglese negli anni 90, oggi formatore e testimone di un percorso di deradicalizzazione, che ha offerto strumenti pratici per aprire un dialogo con detenuti "radicalizzati".E la relazione del progetto Fair - visionata da Avvenire in anteprima - registra un paradosso: l'amministrazione penitenziaria sembra "preferire il proliferare di imam "faida te", cioè autoproclamatisi tali in carcere, piuttosto che seguire le pratiche pilota che hanno introdotto imam formati e stimati dalla propria comunità locale" che conducono "la salat, la preghiera del venerdì, in arabo e in italiano focalizzando i sermoni su perdono, riconciliazione o dialogo interreligioso".In carcere, il rispetto dei diritti può evitare la "vittimizzazione" che apre la porta ai radicalismi, spiega il coordinatore scientifico Luca Guglielminetti, e il progetto individua "raccomandazioni concrete per l'Italia che oggi presenteremo con l'auspicio che Parlamento e nuovo governo le facciano proprie".Fra queste, l'adozione di una normativa in materia di prevenzione del radicalismo, che riparta dal disegno di legge presentato da Andrea Manciulli e Stefano Dambruoso (ora pm antiterrorismo a Bologna), che il Parlamento non riuscì a varare alla fine della scorsa legislatura.









