martedì 17 ottobre 2023

Protecting Jewish Communities: an Interview

The war between Israel and Hamas is feared to have consequences on the European Jewish communities. Their safety is not a new issue. This is the interesting interview with the historic head of security of the Italian Jewish community, Giacomo Zarfati, at the Great Mosque of Rome produced in the framework of the SHIELD Project which aims to protect all places of worship from terrorism.

Si teme che la guerra tra Israele e Hamas possa avere conseguenze sulle comunità ebraiche europee. La loro sicurezza non è una questione nuova. Questa è l'interessante intervista allo storico responsabile della sicurezza della comunità ebraica italiana, Giacomo Zarfati, presso la Grande Moschea di Roma realizzata nell'ambito del Progetto SHIELD che mira a proteggere tutti i luoghi di culto dal terrorismo.

venerdì 29 settembre 2023

The Role Of Victims In the Prevention Of Radicalization And Memory Policies

 Seminar under the Spanish Presidency of the Council of the EU. I’ve been panelist in round table on the role of victims in the prevention of radicalization and Memory policies.


Extracts form my speech:

In my experience of a quarter of a century, I have observed how the timing of memorialisation processes have shortened. For decades the victims of the past seasons of terrorism in Italy, Spain, England, Germany and France were removed and forgotten. In Spain the rise of the civic movement known as Espíritu de Ermua, at the end of t of the XX century, is probably the turning point that allowed to change the social perception of the victims of terrorism. In Italy something analogue occurred a few years after, at the beginning of the XXI century. Up until sixteen years ago, most of commemoration activities around terror facts in Europe arose in a bottom-up movement often carried out only by the victims’ organisations. (...)

In the last decades, the sensitivity towards the victims of terrorism on the part of public opinion and decision-makers has increased and the commemoration processes of the most recent attacks, from 9 11, have accelerated. This means, for instance, that some of the US association of victims of September 11, in the space of about ten years, went from dealing with trauma care to peace education in schools, as main goal activity. (…)

The consequences of this acceleration of memorialization, however, are not all positive, especially when the owner of the memory is the state. The 9/11 memorial and museum, inaugurated in New York in 2011, shows how some memorials take advantage of the emotions fear and anxiety “to persuade Americans to support government policy that appear to provide security” (Erica Doss, 2010, pp. 146–148). The alternative approach by the Norwegian government to design memorial sites a few months after the attacks in Oslo and Utoya, is rather paradigmatic: the discussion brought to no conclusion or consensus and the plan was abandoned, but in 2005, the local authority of Olso, and then the Ministry of Education, created a Centre that is a learning space that works with the mediation of memory and knowledge about the terror attacks. That’s exactly have sense: beyond commemoration, as an official “duty of memory” carried out top-down by the states, memorial centers or museums should be an open forum in an always ongoing work in progress. The only way to avoid that the conflict memory may be exploited by the political agora, creating polarization, and to allow the development of both prevention (PVE) and historicization activities.





venerdì 8 settembre 2023

L'imam di Birmingham, lapidazione e radicalizzazione

Contro l'imam di Birmingham un'indagine e fondi bloccati. Ma l'Islam radicale spaventa meno il Regno Unito. 

 Qualche mia battuta in questo articolo dell Huffpost sul caso dell'imam di Birmingham e la lapidazione delle adultere. “Il Regno Unito è stato uno dei primi Paesi ad attivare una strategia a livello nazionale di contrasto alla radicalizzazione dopo gli attentati del 7 luglio 2005 alla metro e ai bus di Londra”, spiega il referente del Radicalisation Awareness Network (RAN) della Commissione Ue, Luca Guglielminetti, “ovviamente, la percezione di questo fenomeno è cambiata in base ai momenti storici: se dopo gli attentati in Regno Unito l’attenzione era orientata verso la prevenzione dal jihadismo e del salafismo, il focus si è spostato poi sui movimenti di estrema destra, ritenuti altrettanto pericolosi”. In questo momento, il governo Sunak non valuta questi episodi come minacce e nella maggior parte del Regno Unito l’episodio non ha suscitato grande clamore: “Le nuove policy sull’antiterrorismo europeo e britannico tendono a identificare i luoghi di culto più come target di possibili attacchi che come luoghi destinati alla formazione di cellule estremiste e alla radicalizzazione dei giovani”, conclude Guglielminetti".

domenica 3 settembre 2023

L’attualità di Manzoni e Girard

L’ATTUALITÀ DI MANZONI E GIRARD: TRA VANGELO E PREVENZIONE DELLA VIOLENZA*

René GirardAlessandro Manzoni


Quest’anno è il 150° anniversario della morte di Alessandro Manzoni e il 100° dalla nascita di René Girard. Due pensatori - l’uno più letterato, l’altro più critico letterario - accomunati dalla dimensione profonda e originale del cattolicesimo presente nelle loro opere. Alcuni fili rossi li legano sia biograficamente, che per la riflessione filosofica sulla violenza e le credenze che lo alimentano. Riflessioni di stretta attualità perché afferiscono a quel mondo di idee che si nutre di teorie del complotto, che a loro volta nutrono le ideologie che sottendono la disumanizzazione dei nemici e giustificano l’uso della violenza per annientarli.
Il filo biografico è evidenziato da un aneddoto che Girard racconta in un’intervista pubblicata nel 2017. Lui che, per la sua analisi dei violenti contagi mimetici durante le crisi sociali, utilizzava le narrazioni intorno alle epidemie, dai miti antichi ai testi di persecuzione medievali, non si è mai soffermato sulla peste di Milano del 1630, nonostante racconti che da piccolo “Mia madre (...) imparò anche un po' di italiano, e ci leggeva il romanzo di Alessandro Manzoni ‘I promessi sposi’. Le chiedevamo di rileggere l'episodio della peste, che semplicemente ci affascinava. E per molto tempo abbiamo chiamato quel libro La peste di Milano”.
I testi di persecuzione medievali, come i testi antisemiti, i documenti dell'Inquisizione o i processi alle streghe, per Girard rappresentano una fase intermedia tra la capacità dei miti antichi di nascondere la logica sacrificale narrata da un persecutore che presenta la sua vittima come colpevole, e la nostra capacità di moderni di demistificare i miti, riconoscendo l’innocenza delle vittime perseguitate. La chiave di volta di questa capacità di demitizzare, per Girard, risiede nei Vangeli: Gesù e i suoi discepoli sono la prima ‘setta’ che vuole spezzare per sempre il ciclo delle violenze, cioè quelle faide che trovano nel sacrificio del capro espiatorio la via maestra di ricomposizione di conflitti o crisi sociali. Nella Passione, Gesù non è più un capro colpevole sacrificato sull’altare della pace e della coesione sociale, ma un agnello innocente, che si rende Paracleto, cioè avvocato difensore di tutte le vittime innocenti delle persecuzioni.
 
In occasione della Peste Nera che ha afflitto l’Europa e che colpì la Francia tra il 1349 e il 1350, Girard scorge nel testo del poeta Guillaume de Machouat, ‘Le Jugement du Roy de Navarre’, un esempio paradigmatico di capro espiatorio: addossare agli ebrei, avvelenatori di pozzi, la colpa dell’epidemia e la loro conseguente persecuzione. Se de Machouat, scrive Girard, “crede nelle storie che ci racconta, senza dubbio ci credono le persone intorno a lui. Il testo suggerisce che l'opinione pubblica è sovreccitata e pronta ad accettare le voci più assurde. Insomma suggerisce un clima propizio per i massacri che l'autore conferma effettivamente avvenuti. [...] Il testo che stiamo leggendo ha le sue radici in una persecuzione reale descritta dalla prospettiva dei persecutori. La prospettiva è inevitabilmente ingannevole poiché i persecutori sono convinti che la loro violenza sia giustificata; essi si considerano giudici, e quindi devono avere delle vittime colpevoli, eppure la loro prospettiva è in qualche misura attendibile, poiché la certezza di avere ragione li incoraggia a non nascondere nulla dei loro massacri.”

Nella seconda onda di peste che ha tormentato Italia del Nord e Svizzera tre secoli dopo, e in particolare quella di Milano del 1630, Alessandro Manzoni ci descrive, sulla scorta della documentazione storica da lui utilizzata tanto per i Promessi Sposi che per La Storia della Colonna Infame, come l'opinione pubblica sia stata altrettanto trascinata dalle credenze assurde sul contagio, le famose unzioni. A Milano non è più un poeta che si erge a voce collettiva di giudice, ma sono veri e propri giudici quelli che torturano e condannano a morte i due presunti untori, Giacomo Mora e Guglielmo Piazza. L’orgoglio per la loro violenza giustificata non è scritto sulla carta, ma scolpito sulla pietra della colonna eretta sulle macerie della casa del ‘sicuramente colpevole’ barbiere Mora, in uno di quei particolari testi di persecuzione che, in età medievale e moderna, assume la forma del monumento d’infamia e, possiamo aggiungere, che nei decenni recenti ha assunto quella del testo di rivendicazione dei diversi gruppi terroristici in giro per il mondo.

Se la storiografia recente ha confermato che nella Milano d’inizio XVII secolo un corpus di testi medici, magici e giuridici formarono una vera e propria teoria cospiratoria contro coloro che Manzoni battezzò come ‘untori’; la persecuzione anti-giudaica descritta da Girard troverà nuova linfa in età contemporanea con la nascita dell’antisemitismo, il cui corpus di testi culminerà nei tristemente famosi Protocolli dei Saggi di Sion. La congiura là prefigurata ha sostenuto ancora le più recenti ideologie dei gruppi eversivi neo-nazisti.
Più recentemente, il complottismo che abbiamo visto crescere durante la pandemia da Covid-19, presenta analogie con quanto Manzoni ci ha descritto. I vaccini e la classe sanitaria, come allora gli unguenti e gli untori, spesso lavoratori nel lazzaretto milanese, hanno una doppia valenza: sono stati visti e vissuti, da una parte di opinione pubblica, come prevenzione e cura dal virus, da un’altra, invece, come veicoli della sua diffusione o causa di più pericolose malattie, tanto da arrivare a fare degli hub vaccinali oggetto di attentati.
Le opere di Manzoni e Girard ci forniscono quindi un’analisi preziosa dell’humus mitologico, antropologico e culturale entro il quale cresce e si alimenta la violenza. In epoche diverse, da fenomeno di violenza sociale nel medioevo, a violenza istituzionalizzata in epoca di stati assolutistici, e che oggi continua nelle forme ancora istituzionalizzate di stati cui diamo il nome di totalitari e in quelle sociali anti-statali cui diamo il nome di terrorismi. Tuttavia la lezione più importante di questi due maestri è quella di avere provato a fornire ai loro lettori un antidoto, degno erede della “lieta novella”, alle teorie e ai miti cospiratori, ma anche uno strumento culturale di prevenzione del crimine, cioè quello di raccontare, l’uno, o analizzare, l’altro, la storia partendo dallo sguardo delle vittime, tutte parimenti innocenti, al di là di qualsiasi giustificazione i persecutori siano in grado di portare e alimentare o che, spiritualmente inconsapevoli, non sappiano quello che fanno (Lc. 23,33-34).


Luca Guglielminetti, membro del “Centro studi Renè Girard politico” dell’università di Padova


*Sintesi della relazione presenta all’Istituto Cattolico di Parigi il 16 Giugno 2023 in occasione della conferenza COV&R2023 “A celebration of René Girard’s 100th birthday”. Relazione in inglese scaricabile qui: https://fileshare.uibk.ac.at/d/cef9cf04f15143c2ab08/files/?p=%2FGuglielminetti%20Luca_What%20Are%20Girardian%20Persecution%20Texts.pdf







venerdì 2 giugno 2023

Prevenzione della radicalizzazione dei giovani in carcere e diritti umani

 

Giornata di studi organizzata nell’ambito del progetto di ricerca SERENY

“Prevenzione della radicalizzazione dei giovani in carcere e diritti umani: approcci e pratiche” che si terrà il 31 maggio a Santa Maria Capua Vetere (CE), presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Università della Campania




Tavola rotonda con Dott. Luca Guglielminetti, rappresentante per l'Italia della rete europea Radicalization Awareness Network (RAN) - Dott.ssa Gemma Tuccillo, già Capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità - Dott. Ezio Giacalone, comandante del NIC (Nucleo Investigativo Centrale) - Dott. Nicolò Maria Iannello, Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi di Palermo.



giovedì 4 maggio 2023

Formazione a Udine

L'incontro a Udine del progetto 'Prassi Intermedia', "Prevenzione della RAdicalizzazione tramite la formazione degli operatori della sicurezza e dei profeSSIonisti dell'INformazione nei TERritori e nei MEDIA".

giovedì 30 marzo 2023

Anni di Piombo: la stagione senza fine



Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dichiarato: “Prendiamo atto della decisione della Corte di Cassazione francese, che in piena autonomia ha deciso di negare l’estradizione in Italia di 10 ex terroristi condannati in via definitiva per gravissimi reati compiuti negli anni di piombo. L’Italia ha fatto tutto quanto in suo potere, perché fosse rimosso l’ostacolo politico che per decenni ha impedito alla magistratura francese di valutare le nostre richieste”.

In verità l’Italia non fatto sempre sempre “tutto quanto in suo potere”.

Ho assistito a questa vicenda dall’interno, come consulente per 15 anni delle principale associazione italiana di vittime del terrorismo. Posso dire, per essere precisi, che lo Stato ha fatto “quanto in suo potere” solo a partire dalla Presidenza delle Repubblica di Giorgio Napolitano in avanti, cioè negli ultimi 15 anni. Nei precedenti 25 anni non ha fatto proprio nulla. Il punto è assai rilevante, perché tutti sappiamo che la giustizia o ha dai tempi ragionevoli o non è tale. Sappiamo cioè che le pene hanno un senso - sia verso le vittime e il contratto di convivenza che lo Stato garantisce che verso la finalità costituzionale di “rieducazione” dei rei - solo in confini temporali che permettano alle ferite di rimarginarsi. Nessuno crede che sia di qualche utilità sociale, politica o psicologica la carcerazione di persone anziane per i loro pur gravissimi reati di gioventù.

Quanto conta evidenziare è quindi la volontà politica sottesa all’inazione giudiziaria del nostro paese per decenni che è stata definita dal più importante lavoro accademico sugli anni di piombo, “Ending Terrorism in Italy”, di Anna Cento Bull e Philip Cooke (Routledge, 2013), una “strategia dell’amnesia” portata avanti dallo Stato italiano. Una strategia che si è infranta solo sotto grazie all’attivismo civile dal basso delle associazioni delle vittime del terrorismo, fin dagli '80 e, poi, dall’emergere della narrativa dei figli e dei superstiti delle violenze degli anni di piombo. L’esito di questa originaria strategia ha inficiato l’intervento riparativo di Napolitano nel primo decennio di questo secolo e ha destinato quella stagione ad una assenza di prospettive d’uscita, cioè di riconciliazione completa.

Oggi, dopo la sentenza della Corte di Cassazione francese, le ferite delle vittime e della società italiana resteranno aperte, così come chiuse sono rimaste le coscienze dei 10 ex terroristi espatriati in Francia. L’unico vero miracolo che potrebbe occorrere può giungere solo da questi ultimi, ora che sono certi di averla fatta franca, se giungesse una loro “parola di ravvedimento, di solidarietà o di riparazione”. Quella parola che, come ha sottolineato Mario Calabresi, fino ad oggi e per 40 anni è mancata.

sabato 25 marzo 2023

Quello che non sappiamo sui bambini musulmani d'Europa

 

In quanto figlia di una madre afgana e di un padre pachistano e cresciuta in Norvegia, Deeyah Khan sa che cosa vuol dire essere una giovane divisa tra la sua comunità e il suo paese. In questo potente, commovente intervento, la regista svela il rifiuto e l'isolamento vissuto da molti bambini musulmani cresciuti in occidente e le conseguenze mortali di non appropriarsi della propria gioventù prima che lo facciano i gruppi estremisti.

venerdì 24 febbraio 2023

La preside e l'odio di Gramsci



La lettera della preside di Firenze che tanto afflato solidaristico sta provocando nelle anime belle del nostro paese, è letteralmente un invito all'odio violento (hate-speech). La frase di Antonio Gramsci ivi citata "Odio gli indifferenti", prosegue così: "Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano". L'indifferenza gramsciana non è quindi, come il testo della lettera insinua surrettiziamente, quella verso la vittima dell'agguato fascista, ma la non reazione allo stesso livello di violenza dei cittadini. Gramsci odia, e la preside invita oggi i suoi studenti a odiare, quei cittadini che non vogliono diventa militanti e miliziani, cioè partigiani; quei cittadini che non rispondono alla violenza con la violenza, alimentando quanto già visto nella spirale degli opposti estremismi durante gli anni '70. Sono quindi solidale coi ragazzi pestati dai fascisti, ma sono orgoglioso di essere indifferente alle sirene gramsciane dell'antifascismo militante.

Vale la pena aggiungere il finale dell'articolo di Gramsci (del 1917, non scritto in carcere durante il fascismo): "Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. Nel 1917 non c'era ombra di fascismo: Mussolini era ancora un socialista seppur interventista. L'essere partigiano e l'odiare l'indifferente non attiene quindi alla nascita del fascismo, ma alla volontà di piegare tutti alla costruzione della "città futura" in Italia come in quella che si stava costruendo in Russia... "Partigiano" qui è sinonimo di "rivoluzionario comunista" non di "combattente civile del fascismo".



lunedì 20 febbraio 2023

Cultural and Religious Dialogue As a Primary Prevention Need In Countering Extremism


Since ancient times, sacred and religious places have been the pivot on which the ideas and cultures of human societies have evolved, playing a mediating role between the human and divine dimensions which included a pre-juridical function in those prescriptions aimed at regulating and controlling violence.

The modern process of secularization and separation, gradual but never clear-cut, between the political sphere of the state and the religious sphere of society or of the individual, and the related legal norms, on the one hand, and moral and ethical norms, on the other, have placed the state as solely responsible for the law, with its monopoly on the use of force, and therefore as regulator and controller of violence. However, religions and their spaces have not lost their value: believers and non-believers of all communities recognize them as a strong symbolic value around which the common sense of identity feeds both national and social cohesion. By guaranteeing the safety of all its citizens, the state can therefore only provide particular attention to the protection of places of worship, precisely because of the strategic role they play in keeping the community it governs united and saved.

This aspect poses places of worship, together with palaces of political power, as targets to be hit, conquered and sometimes destroyed by internal or external enemies. The cases of the destruction of archaeological sites in Afghanistan by the Taliban and in Syria by ISIS are just two of the most striking examples that recent history has presented to us demonstrating the impact and the deep wounds that such attacks cause to the historical and cultural identity of a people. 

The European Shield project already from its name implies its purpose: to put the “shield” at the center and in favor of places of worship. The underlying European policies and this project arise precisely from the concern to intervene preventively in the face of the attacks that these places have suffered in recent years by various forms of violent extremism. The analysis of these attacks was in fact the first undertaking of the project. The development of strategies and tools to mitigate risks and improve safety and security strategies of such places is what Shield is developing, involving a wide range of stakeholders. Among the latter, the representatives of the three main monotheistic religions played an important role in the first seminar organized by the project partnership which took place in Rome in December 2022.

The three representatives who attended – the imam of the Great Mosque of Rome, Nader Akkad, Rabbi Scialom Bahbout, president of the International Center for Systemic Research, and Msgr. Jean-Marie Gervais, Coadjutor Prefect of the Chapter of the Papal Basilica of St. Peter in the Vatican and president of the Tota Pulchra Association – have launched a message of common respect and mutual brotherhood which has its central fulcrum in the inter-religious dialogue to always be kept open and above all the conflicts that are now increasingly internationally interconnected.

See on the Shield Project web-site more info and articles on the workshop, here https://shieldproject.eu/news/

Shield Workshop Agenda

Click on the image below to download
the Agenda of the Shield Workshop



sabato 24 dicembre 2022

Civil Society Organisations in Preventing Violent Extremism

Here you can read my shot paper on the role of Civil Society Organisations (CSOs) in the Preventing Violent Extremism (CVE) in the last issue of the RAN SPOTLIGHT MAGAZINE.


Download the full magazine here
Download only my article here

lunedì 21 novembre 2022

“Esterno Notte” tra politica e violenza

Più studio la violenza politica, più mi allontano dalla politica. Il pregio del film “Esterno Notte” di Marco Bellocchio è di sottolineare esattamente il limite della politica, quando si trova a decidere sulla violenza.

Ai politici affidiamo l’ingrato compito di decidere, il cui etimo, “tagliare la testa alla vittima”, ci dovrebbe ricorda che ogni loro decisione favorisce qualcuno a scapito di qualcun altro (esemplificativo il caso attuale del reddito di cittadinanza, nel quale una parte dei suoi percettori sarà la “vittima di questo governo”).
Aldo Moro era il campione della moderazione politica nel senso più alto: come mediazione per giungere a decisioni col minore impatto sulle vittime chiunque queste fossero. Esemplare questo ruolo durante tutto il primo centro sinistra in Italia. Dopo restò comunque “il meno impiccato di tutti nella cose orribili che sono state organizzate dal ’69”, come lo definì Pasolini nel 1975 sul Corsera, poi ripreso da Sciascia nell’Affaire Moro (1994).
Di fronte al rapimento brigatista, la maggioranza dei partiti di un governo di unità nazionale, ragionò come Caffa, il sommo sacerdote dei farisei alla domanda “che fare?” di fronte al processo a Gesù. Rispose: «Voi non capite nulla. Non vedete dunque come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera» (Giov., 11, 47-53).

Chi tradisce la vita non è Giuda, ma bensì la Ragion di Stato e i partiti che la supportano.
L’epitaffio che la famiglia ha scelto di porre sulla tomba di Moro nel 2005, recita esattamente questo concetto: “In memoria di Aldo Moro morto a causa della cecità criminale delle Brigate Rosse e abbandonato da coloro che considerarono che la salvezza della sua vita non meritasse il disonore di una sconfitta”.
Si pensa che la politica sia l’onore del potere, l'augusto ruolo di amministrare la 'res publica', ma di fronte alla violenza, si riduce al ruolo (decisionale) di mandante che sacrifica le vite.

“Esterno Notte”


martedì 1 novembre 2022

Texts of Persecution In Girard and Conspiracy Theories In Manzoni: a Pre-crime Approach



Take a look at my last (draft) paper under peer review:

"In Le bouc émissaire René Girard examined a work by the French poet Guillaume de Machouat, to return on the 'texts of persecution' during The Back Death. In this paper I suggest the emergence of both conspiracy theories and vindication texts, similar to ones still being used by contemporary terrorists, during the second wave of plague in Europe in the seventeenth century. This emergence was highlighted in Milan by Alessandro Manzoni, the nineteenth-century Italian Catholic novelist, poet and essayist. According to Girard the reconciliation mimesis to the detriment of the victim is culturally defined by myths and with less and less effectiveness by persecution texts. In analysing Manzoni's work, I will argue that vindications and conspiracy theories are the legacy of the persecution texts of the Early Modern Age: from texts by writers who "consider themselves judges", Guillaume de Machouat in Girard, to texts by people who are in fact judges, those in Milan in Manzoni's Storia della Colonna Infame. Furthermore, this analysis tries to give some evidence on the role the victims of political violence, both by states and nonstate actors, such as the victims of the Shoah and of terrorism, and their contribute to the efforts to find narratives that counter conspiracy theories and improve the efficacy of crime prevention work".

DOWNLOAD ON ACADEMIA.EDU HERE