Nuova collaborazione con OIKOS ETS di Udine nel progetto regionale sulla prevenzione della radicalizzazione indirizzato ad insegnanti e giornalisti. Si veda la pagina https://www.oikosets.net/pratica-logica/
martedì 28 maggio 2024
lunedì 6 maggio 2024
Prevenzione, Gestione e Risoluzione dei Conflitti
Un nuova sfida in ambito formativo... nel quadro della convenzione di terza missione della Facoltà di Scienze Politiche di Padova e l'Associazione Leon Battista Alberti e nel quadro delle attività del "Centro Studi René Girard politico".
giovedì 18 aprile 2024
“Bisogna aiutare Halili, il filosofo dell’Isis: più vive ai margini e più è pericoloso”
L'assenza di strategia di prevenzione della radicalizzazione in Italia conduce a questo caso. Elmahdi Halili, il giovane jihadista marocchino naturalizzato italiano, condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione per apologia e istigazione al terrorismo verso lo Stato Islamico. Un abbozzo di percorso di deradicalizzazione in carcere e, all'uscita, l'abbandono dalle istituzioni e una vita per strada, tra rischi per la sicurezza e necessità umanitarie, anche per la sua salute mentale. Una situazione di stallo che, sebbene monitorata dalle forze dell'ordine, non trova una soluzione civile e d'emergenza che permetta al soggetto un minimo recupero psico-sociale.
Mia intervista su 'la Repubblica' Torino di ieri.
giovedì 11 aprile 2024
La protezione dei luoghi di culti da violenza e terrorismo
giovedì 14 marzo 2024
Orientarsi di fronte alle guerre
Di fronte a guerre che coinvolgono sempre più direttamente l’Europa e l’Italia, siamo sopraffatti da un senso d’impotenza che ci rende passivi fruitori di un mare d’informazioni.
Un mare nel quale l’unica libertà concessa sembrerebbe essere quella di poter scegliere quale propaganda seguire, per poterci ritrovare - in una “bolla” o “camera dell’eco” (echo-chambers) - insieme ad altri, dalla “parte giusta”.
Chi voglia sottrarsi a queste bolle, cariche di pregiudizi di conferma, si pone il problema di come approcciarsi in maniera vigile e consapevole ai mezzi e alle fonti di informazione e di analisi.
Esattamente a queste persone - psicologi dell’emergenza, operatori sociali, umanitari e di pace, studenti, ma anche a chiunque sia interessato - si rivolge l’incontro on-line:
”Orientarsi. La guerra, l’informazione, gli inganni.”
il 27 Marzo alle ore 21, on line su Zoom al seguente link:
https://unipd.zoom.us/j/87366408059?pwd=SzlvYlJTVU1IRXA2OWhMR2x3VGdxdz09
venerdì 1 marzo 2024
Narrazioni diversive
Intorno alle teorie del complotto, loro natura, utilizzo e fine. Se ne discute alla libreria torinese Il Ponte sulla Dora con l'autore, Tobia Savoca, e con Enrico Manera - giovedì 7 Marzo ore 18.30.
sabato 24 febbraio 2024
A Shield For the Places Of Worship
In response to terrorist attacks that occurred in Europe in the last decade, the European Commission has funded a wide range of projects that develop effective strategies to protect public spaces. Places of worship, such as mosques, churches and synagogues, are hereby of particular importance, as they are considered sensitive targets due to their high symbolic value of civil coexistence and social and cultural cohesion.In order to address this issue, the European Commission has, through its Internal Security Fund, funded amongst other initiatives the SHIELD Project, which aims to protect places of worship from the risks of violent extremism. To achieve this objective, the project connects and is jointly implemented by 18 partners from 10 EU countries, including representatives of the Jewish, Christian and Muslim religious communities. Through an in-depth analysis of violent attacks over the last twenty years against places of worship, the project analysed potential vulnerabilities, especially of smaller buildings and local communities, for which security was often not a priority. However, in the light of the Middle East conflicts, the recent attacks in France and Belgium and a global increase in incidents of anti-Semitism and Islamophobia, security has become a key factor for places of worship and has raised an alert from various intelligence or counter-terrorism agencies. In response to this heightened need, the SHIELD project has been able to draw from its extensive research, conducted interviews and inspections of various types of buildings, to provide places of worship with tools and methods to assess their potential risk level and specific vulnerabilities. These tools are further supported by detailed overviews of different technical and procedural means that can be used to address the identified risks.
In order to make these tools even available on a wider-scale, the project has compiled its main deliverables, reports and findings into an easy-to-use handbook, designed specifically for decision makers, leaders of religious communities and law enforcements agencies at local level, which will be presented on the occasion SHIELD Final Conference in Brussels next February 29.
domenica 17 dicembre 2023
Note su storie d’infamia e di terrorismo in una prospettiva vittimologica
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Università di Padova si è svolto il primo convegno italiano sulla cancel culture |
giovedì 7 dicembre 2023
Un esempio virtuoso di prevenzione: il caso dell USR Lombardia
Il comunicato dell’ Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Lombardia recita:
“Il giorno 5 dicembre 2023 è stato organizzato un seminario regionale, nell’ambito della Convenzione tra Regione Lombardia e Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia per la realizzazione del progetto “Educazione alle differenze nell’ottica della prevenzione e contrasto ad ogni forma di estremismo violento” (anni 2022-2023) - (l. r. 24/2017, art. 6, comma 4), prot. n.5448 del 10.03.2022, nel corso del quale le dieci reti di scopo provinciali in oggetto (Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Città metropolitana di Milano, Monza e Brianza, Pavia, Varese) presenteranno i risultati del loro lavoro pluriennale”.
Questa iniziativa, fin dall'a.s. 2016/2017, ha posto la Lombardia come l’unica, nel panorama nazionale, che abbia portato in modo sistematico il tema del contrasto e della prevenzione della radicalizzazione o estremismo violento nel settore educativo, con un articolata serie di scopi:
- realizzare corsi di formazione per dirigenti scolastici e docenti sulle diverse forme di estremismo;
- inserire i temi dell’estremismo violento, nelle sue molteplici manifestazioni, nei percorsi di educazione civica attraverso Unità di Apprendimento (UdA) dedicate;
- coinvolgere, nella progettazione delle iniziative, le Consulte Provinciali degli Studenti;
- sensibilizzare i genitori sui temi delle diverse forme di estremismo violento;
- attivare specifici monitoraggi per acquisire la percezione del fenomeno degli estremismi violenti da parte dei giovani e per modulare conseguenti azioni educative;
- realizzare azioni di prevenzione tra i giovani del fenomeno dell’estremismo violento in tutte le sue forme;
- sviluppare attività di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza;
- elaborare strumenti di valutazione, con specifiche linee d’indirizzo d’intervento, in grado di supportare le interpretazioni di atteggiamenti e comportamenti che possono riferirsi ad un potenziale percorso estremista. Tali strumenti dovrebbero essere utili per accomunare l’interpretazione di senso da parte del personale docente e scolastico, per meglio definire i potenziali fattori di attivazione, ponendoli sempre in relazione con le realtà contestuali locali, sociali e familiari.
Nel corso degli ultimi 4 anni ho avuto modo di svolgere il ruolo di esperto formatore dei docenti nei poli di Lodi e Monza e Brianza, nonché di partecipare all’incontro del 5 dicembre, osservando che il lavoro svolto dalle reti di scuole lombarde era assolutamente degno dell’attività che avevo visto presentare in Europa in seno al RAN e alla primigenie attività svolte a Torino fin dal 2012, di cui fui promotore.
La relazione “Vidino”, cioè quella del Comitato Commissione di studio su fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista e intitolata: Verso un approccio italiano alla prevenzione della radicalizzazione, pubblicata nel gennaio 2016, presentava le seguenti esperienze italiane del tempo:
“Negli ultimi anni in Italia sono stati condotti alcuni embrionali esperimenti di contrasto della radicalizzazione, non sempre e non solo di matrice jihadista. Tra il 2012 e il 2014, ad esempio, alcuni progetti e corsi sono stati inseriti nella Collezione delle buone prassi della RAN, come il progetto europeo attuato a Torino “Counternarrative for Counterterrorism” – C4C e l’azione del Comitato promotore per RAN Italia. Nel 2016 invece, sono stati avviati nuovi corsi di formazione con la L107/2015 art.1, comma 121- carta del docente (Corso per docenti. “Radici, radicalizzazioni e terrorismo: una didattica di prevenzione” approvato dall’USR Piemonte e dall’USR Friuli Venezia Giulia ed il Corso di formazione per dirigenti e docenti sull’Educazione alle differenze nell’ottica della lotta ad ogni forma di estremismo violento promosso dall’USR Lombardia . Sono stati anche finanziati dei progetti per la de-radicalizzazione e la creazione di un sistema di pre-allarme in contesto carcerario. Tra questi, il progetto europeo Raising Awareness and Staff Mobility on Violent Radicalisation in Prison and Probation Services (RASMORAD P&P) ed un progetto per la sicurezza degli enti locali “Local Institutions against Violent Extremism II”.
Altri progetti avviati con fondi di enti locali sono stati: 1) il progetto torinese nelle scuole “Islam: radici, fondamenti e radicalizzazioni. Le parole e le immagini per dirlo” che utilizzava i fondi del Consiglio regionale piemontese ai quali si aggiungerebbero per il progetto 2016-2017 quelli privati di alcune fondazioni bancarie; 2) Il Progetto “Rete di sostegno contro gli abusi e le vessazioni nei gruppi”, finanziato dalla L.R. del Friuli Venezia Giulia 11/2012 , che per gli anni 2016 e 2017 ha previsto anche percorsi di uscita e recupero dai gruppi manipolativi ed estremisti.”
Nonostante l’esperienza lombarda, già ivi citata, abbia travalicato i confini del focus sulla radicalizzazione ed estremismo politico-religioso, verso una prevenzione primaria che includeva altri fenomeni - dall'hate speech alla violenza di genere e il bullismo-, resta il fatto che questa esperienza non abbia assunto il carattere episodico tipico delle analoghe iniziative svolte nel nostro paese negli ultimi 12 anni, sia che si trattasse di formazione che di attività sul campo nei vari livelli di prevenzione della radicalizzazione. Del resto, la storia dell’iter della proposta di legge sul tema, lanciata nel 2016 dall’ex parlamentare e magistrato Stefano Dambruoso, dopo 4 legislature non è riuscita a vedere la sua approvazione, lasciando l’Italia tra i pochi paesi senza una strategia complessiva di contrasto e prevenzione all’estremismo violento.
martedì 17 ottobre 2023
Protecting Jewish Communities: an Interview
venerdì 29 settembre 2023
The Role Of Victims In the Prevention Of Radicalization And Memory Policies
Seminar under the Spanish Presidency of the Council of the EU. I’ve been panelist in round table on the role of victims in the prevention of radicalization and Memory policies.
In my experience of a quarter of a century, I have observed how the timing of memorialisation processes have shortened. For decades the victims of the past seasons of terrorism in Italy, Spain, England, Germany and France were removed and forgotten. In Spain the rise of the civic movement known as Espíritu de Ermua, at the end of t of the XX century, is probably the turning point that allowed to change the social perception of the victims of terrorism. In Italy something analogue occurred a few years after, at the beginning of the XXI century. Up until sixteen years ago, most of commemoration activities around terror facts in Europe arose in a bottom-up movement often carried out only by the victims’ organisations. (...)In the last decades, the sensitivity towards the victims of terrorism on the part of public opinion and decision-makers has increased and the commemoration processes of the most recent attacks, from 9 11, have accelerated. This means, for instance, that some of the US association of victims of September 11, in the space of about ten years, went from dealing with trauma care to peace education in schools, as main goal activity. (…)The consequences of this acceleration of memorialization, however, are not all positive, especially when the owner of the memory is the state. The 9/11 memorial and museum, inaugurated in New York in 2011, shows how some memorials take advantage of the emotions fear and anxiety “to persuade Americans to support government policy that appear to provide security” (Erica Doss, 2010, pp. 146–148). The alternative approach by the Norwegian government to design memorial sites a few months after the attacks in Oslo and Utoya, is rather paradigmatic: the discussion brought to no conclusion or consensus and the plan was abandoned, but in 2005, the local authority of Olso, and then the Ministry of Education, created a Centre that is a learning space that works with the mediation of memory and knowledge about the terror attacks. That’s exactly have sense: beyond commemoration, as an official “duty of memory” carried out top-down by the states, memorial centers or museums should be an open forum in an always ongoing work in progress. The only way to avoid that the conflict memory may be exploited by the political agora, creating polarization, and to allow the development of both prevention (PVE) and historicization activities.
venerdì 8 settembre 2023
L'imam di Birmingham, lapidazione e radicalizzazione
Contro l'imam di Birmingham un'indagine e fondi bloccati. Ma l'Islam radicale spaventa meno il Regno Unito.
domenica 3 settembre 2023
L’attualità di Manzoni e Girard
Quest’anno è il 150° anniversario della morte di Alessandro Manzoni e il 100° dalla nascita di René Girard. Due pensatori - l’uno più letterato, l’altro più critico letterario - accomunati dalla dimensione profonda e originale del cattolicesimo presente nelle loro opere. Alcuni fili rossi li legano sia biograficamente, che per la riflessione filosofica sulla violenza e le credenze che lo alimentano. Riflessioni di stretta attualità perché afferiscono a quel mondo di idee che si nutre di teorie del complotto, che a loro volta nutrono le ideologie che sottendono la disumanizzazione dei nemici e giustificano l’uso della violenza per annientarli.
Il filo biografico è evidenziato da un aneddoto che Girard racconta in un’intervista pubblicata nel 2017. Lui che, per la sua analisi dei violenti contagi mimetici durante le crisi sociali, utilizzava le narrazioni intorno alle epidemie, dai miti antichi ai testi di persecuzione medievali, non si è mai soffermato sulla peste di Milano del 1630, nonostante racconti che da piccolo “Mia madre (...) imparò anche un po' di italiano, e ci leggeva il romanzo di Alessandro Manzoni ‘I promessi sposi’. Le chiedevamo di rileggere l'episodio della peste, che semplicemente ci affascinava. E per molto tempo abbiamo chiamato quel libro La peste di Milano”.
I testi di persecuzione medievali, come i testi antisemiti, i documenti dell'Inquisizione o i processi alle streghe, per Girard rappresentano una fase intermedia tra la capacità dei miti antichi di nascondere la logica sacrificale narrata da un persecutore che presenta la sua vittima come colpevole, e la nostra capacità di moderni di demistificare i miti, riconoscendo l’innocenza delle vittime perseguitate. La chiave di volta di questa capacità di demitizzare, per Girard, risiede nei Vangeli: Gesù e i suoi discepoli sono la prima ‘setta’ che vuole spezzare per sempre il ciclo delle violenze, cioè quelle faide che trovano nel sacrificio del capro espiatorio la via maestra di ricomposizione di conflitti o crisi sociali. Nella Passione, Gesù non è più un capro colpevole sacrificato sull’altare della pace e della coesione sociale, ma un agnello innocente, che si rende Paracleto, cioè avvocato difensore di tutte le vittime innocenti delle persecuzioni.
In occasione della Peste Nera che ha afflitto l’Europa e che colpì la Francia tra il 1349 e il 1350, Girard scorge nel testo del poeta Guillaume de Machouat, ‘Le Jugement du Roy de Navarre’, un esempio paradigmatico di capro espiatorio: addossare agli ebrei, avvelenatori di pozzi, la colpa dell’epidemia e la loro conseguente persecuzione. Se de Machouat, scrive Girard, “crede nelle storie che ci racconta, senza dubbio ci credono le persone intorno a lui. Il testo suggerisce che l'opinione pubblica è sovreccitata e pronta ad accettare le voci più assurde. Insomma suggerisce un clima propizio per i massacri che l'autore conferma effettivamente avvenuti. [...] Il testo che stiamo leggendo ha le sue radici in una persecuzione reale descritta dalla prospettiva dei persecutori. La prospettiva è inevitabilmente ingannevole poiché i persecutori sono convinti che la loro violenza sia giustificata; essi si considerano giudici, e quindi devono avere delle vittime colpevoli, eppure la loro prospettiva è in qualche misura attendibile, poiché la certezza di avere ragione li incoraggia a non nascondere nulla dei loro massacri.”
Nella seconda onda di peste che ha tormentato Italia del Nord e Svizzera tre secoli dopo, e in particolare quella di Milano del 1630, Alessandro Manzoni ci descrive, sulla scorta della documentazione storica da lui utilizzata tanto per i Promessi Sposi che per La Storia della Colonna Infame, come l'opinione pubblica sia stata altrettanto trascinata dalle credenze assurde sul contagio, le famose unzioni. A Milano non è più un poeta che si erge a voce collettiva di giudice, ma sono veri e propri giudici quelli che torturano e condannano a morte i due presunti untori, Giacomo Mora e Guglielmo Piazza. L’orgoglio per la loro violenza giustificata non è scritto sulla carta, ma scolpito sulla pietra della colonna eretta sulle macerie della casa del ‘sicuramente colpevole’ barbiere Mora, in uno di quei particolari testi di persecuzione che, in età medievale e moderna, assume la forma del monumento d’infamia e, possiamo aggiungere, che nei decenni recenti ha assunto quella del testo di rivendicazione dei diversi gruppi terroristici in giro per il mondo.
Se la storiografia recente ha confermato che nella Milano d’inizio XVII secolo un corpus di testi medici, magici e giuridici formarono una vera e propria teoria cospiratoria contro coloro che Manzoni battezzò come ‘untori’; la persecuzione anti-giudaica descritta da Girard troverà nuova linfa in età contemporanea con la nascita dell’antisemitismo, il cui corpus di testi culminerà nei tristemente famosi Protocolli dei Saggi di Sion. La congiura là prefigurata ha sostenuto ancora le più recenti ideologie dei gruppi eversivi neo-nazisti.
Più recentemente, il complottismo che abbiamo visto crescere durante la pandemia da Covid-19, presenta analogie con quanto Manzoni ci ha descritto. I vaccini e la classe sanitaria, come allora gli unguenti e gli untori, spesso lavoratori nel lazzaretto milanese, hanno una doppia valenza: sono stati visti e vissuti, da una parte di opinione pubblica, come prevenzione e cura dal virus, da un’altra, invece, come veicoli della sua diffusione o causa di più pericolose malattie, tanto da arrivare a fare degli hub vaccinali oggetto di attentati.
Le opere di Manzoni e Girard ci forniscono quindi un’analisi preziosa dell’humus mitologico, antropologico e culturale entro il quale cresce e si alimenta la violenza. In epoche diverse, da fenomeno di violenza sociale nel medioevo, a violenza istituzionalizzata in epoca di stati assolutistici, e che oggi continua nelle forme ancora istituzionalizzate di stati cui diamo il nome di totalitari e in quelle sociali anti-statali cui diamo il nome di terrorismi. Tuttavia la lezione più importante di questi due maestri è quella di avere provato a fornire ai loro lettori un antidoto, degno erede della “lieta novella”, alle teorie e ai miti cospiratori, ma anche uno strumento culturale di prevenzione del crimine, cioè quello di raccontare, l’uno, o analizzare, l’altro, la storia partendo dallo sguardo delle vittime, tutte parimenti innocenti, al di là di qualsiasi giustificazione i persecutori siano in grado di portare e alimentare o che, spiritualmente inconsapevoli, non sappiano quello che fanno (Lc. 23,33-34).
Luca Guglielminetti, membro del “Centro studi Renè Girard politico” dell’università di Padova
*Sintesi della relazione presenta all’Istituto Cattolico di Parigi il 16 Giugno 2023 in occasione della conferenza COV&R2023 “A celebration of René Girard’s 100th birthday”. Relazione in inglese scaricabile qui: https://fileshare.uibk.ac.at/d/cef9cf04f15143c2ab08/files/?p=%2FGuglielminetti%20Luca_What%20Are%20Girardian%20Persecution%20Texts.pdf
venerdì 2 giugno 2023
Prevenzione della radicalizzazione dei giovani in carcere e diritti umani
Giornata di studi organizzata nell’ambito del progetto di ricerca SERENY
“Prevenzione della radicalizzazione dei giovani in carcere e diritti umani: approcci e pratiche” che si terrà il 31 maggio a Santa Maria Capua Vetere (CE), presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Università della Campania
Tavola rotonda con Dott. Luca Guglielminetti, rappresentante per l'Italia della rete europea Radicalization Awareness Network (RAN) - Dott.ssa Gemma Tuccillo, già Capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità - Dott. Ezio Giacalone, comandante del NIC (Nucleo Investigativo Centrale) - Dott. Nicolò Maria Iannello, Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi di Palermo.
















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