domenica 8 gennaio 2017

Guerre, genocidi e terrorismi: il ciclo della violenza

Nel 1939, poco prima dell'invasione della Polonia, Hitler disse ai suoi generali: "Lo scopo della guerra non è quello di raggiungere le linee predefinite, ma annientare il nemico fisicamente. È così che otterremo lo spazio vitale di cui abbiamo bisogno. Chi oggi parla ancora del massacro degli Armeni?"

Quando nel 1915 ci fu la deportazione di tutti gli armeni dalla Turchia all’est della Siria, furono soprattuto le milizie curde a scortare gli armeni verso sud, rendendosi corresponsabili del genocidio. Quei curdi che in questi ultimi anni stanno combattendo fieri contro l'ISIS sul confine siriano, e sono al contempo combattuti dal governo turco che considera terroristi alcune loro organizzazioni politiche, come il PKK.

Del resto, negli anni '70, abbiamo avuto anche il terrorismo dell'Esercito segreto armeno che colpiva obiettivi per "costringere il governo turco a riconoscere pubblicamente la sua responsabilità per la morte di 1.5 milioni di armeni" nel 1915.

 Così va la storia.
Oggi possiamo parlare di tutti i massacri, anche quelli poco noti come quelli in Yemen provocati dall'Arabia Saudita, e qualcosa lo dobbiamo alle nuove tecnologie, con il loro carico di informazioni e disintermediazioni,… ma è quasi sempre impossibile definire buoni e cattivi, come agognerebbero i cuori semplici di molte persone anche tra le più preparate e competenti.


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