giovedì 23 novembre 2017
domenica 19 novembre 2017
Politiche di prevenzione e contrasto agli estremismi violenti
Il Centro Interculturale della Città di Torino, in collaborazione con la Fondazione Benvenuti In Italia, organizza una serie di incontri sul tema delle radicalizzazioni e delle politiche di prevenzione e contrasto agli estremismi violenti.
Non si nasce terroristi, né si tratta di pazzi o di emarginati sociali allo sbando. Dalle analisi più recenti sono invece stati tratti dei modelli che ci descrivono la pluralità di concause e gli stadi successivi per cui un soggetto si radicalizza fino a giungere a reclutarsi in una organizzazione estremista violenta.
Da questi modelli sono nate politiche di prevenzione e contrasto al fenomeno che utilizzano un approccio soft e coinvolgono la società civile, affiancando gli strumenti e i soggetti securitari tipici della lotta al terrorismo.
Qui la pagine evento su FB
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venerdì 17 novembre 2017
Carlo Casalegno e la zona grigia
Il 16 novembre 1977, le Brigate Rosse colpirono il vicedirettore del quotidiano La Stampa, Carlo Casalegno. Lo sorpresero sotto il portone di casa a Torino e lo ferirono con quattro colpi di pistola in pieno volto che il 29 novembre 1977 risultarono letali.
Qurantanni dopo, in questi giorni, non sono mancati articoli di commemorazione di questo grande editorialista, già partigiano del movimento Gustizia e Libertà.
Nessuno però ha ricordato alcuni dettagli successivi a quella storia. Qui se ne elencano alcuni.
Trent'anni dopo, nel 2007, il giornalista Riccardo Chiaberge, allora nella redazione del giornale torinese, scrive le seguenti parole su il Sole24Ore (1):
«Nel marasma postmoderno della mostra sugli anni Settanta alla Triennale di Milano, tra fumetti di Vampirella, filmati di Pasolini, partite Italia-Germania e pantaloni a zampa di elefante, una delle poche sale che merita una sosta è quella dove stanno appese, come lenzuola al sole, le prime pagine dei giornali con i fatti salienti dell’epoca, dalle contestazioni degli autonomi, a Lama, al caso Moro. C’è naturalmente, il Giornale del 3 giugno 1977 con l’attentato a Indro Montanelli (manca invece il Corriere che aveva omesso nel titolo il nome del gambizzato) e c’è la Stampa di giovedì 17 novembre che annuncia l’agguato Br a Carlo Casalegno (sarebbe morto tredici giorni dopo, al termine di un’atroce agonia). Non c’è, né ci poteva essere, perché ben custodito negli archivi del quotidiano, un antefatto di quel barbaro assassino, che forse merita di essere richiamato alla memoria a trent’anni di distanza.
Due mesi prima, nella notte del 18 settembre, una bomba molotov viene lanciata contro lo stabilimento della Stampa. I volantini dei terroristi sono espliciti: “Riflettano prima di stendere l’ultimo pezzo. I giornalisti sappiano che d’ora in poi sapremo alzare il tiro”.
La risposta del direttore Arrigo Levi non si fa attendere: l’editoriale del giorno successivo, oltre a denunciare questo clima di intimidazione, chiama in causa Lotta Continua come movimento in qualche modo fiancheggiatore del partito armato. Non sono tesi nuove, Casalegno nella sua rubrica da mesi batteva cocciutamente su quel tasto, additando complicità e connivenze. Ma la presa di posizione di Levi non è condivisa da una parte del corpo redazionale.
Il mugugno si condensa in un documento di censura al direttore, in nome della libertà di espressione e del distinguo, allora in voga, tra parole e pallottole. Lo firmano molti simpatizzanti della sinistra extraparlamentare ma anche qualche redattore ingenuamente (o stupidamente) garantista, tra cui il sottoscritto. La rivolta sfocia in un’assemblea tumultuosa, cui partecipa, incupito e taciturno, lo stesso Casalegno. Ma dopo l’ennesima filippica di uno dei ribelli, il vicedirettore scatta in piedi e abbandona la sala, lui di solito così compassato, gridando: “Siete una manica di stronzi!”. Ci sarebbe voluta la Nagant di Raffaele Fiore, due mesi dopo, per farci aprire finalmente gli occhi. È vero, eravamo degli stronzi, o forse degli imbecilli.
L’insubordinazione verso il direttore ci sembrava un gesto più chic, più “libertario” dell’intransigenza contro i terroristi. Personalmente, non ho mai smesso di pentirmi di aver firmato quel documento.
E gli altri della lista?
Coraggio, colleghi, se ci siete, battete un colpo».
Non mi risulta che altri suoi colleghi abbiano battuto colpi nel decennio successivo...
Questo outing politico del giornalista Chiaberge evidenzia due aspetti.
Come i simpatizzanti di organizzazioni terroristiche abbiano giocato un ruolo, per altro non sempre quantificabile, all’interno dei media - come risultò anche dalle indagini sull’assassinio del giornalista Walter Tobagi del Corriere della Sera (2) - e quindi nella percezione del terrorismo da parte dell'opinione pubblica, ed in particolare delle vittime che giudicavano lontane dalle loro posizioni politiche.
Il je m’accuse fu scritto in un periodo non casuale, quello in cui lo Stato italiano iniziava ad investire sulla centralità della vittime del terrorismo. Il 2007 è infatti l’anno in cui viene istituita dal Parlamento italiano la Giornata delle Memoria dedicata alle vittime del terrorismo il 9 maggio.
Ne I sommersi e i salvati c'è un capitolo intitolato La zona grigia tra i più importanti e significativi del capolavoro di Primo Levi (1986). In questo ci informa sul particolare che lo spazio tra la categoria delle vittime e dei carnefici non sia vuoto, bensì «costellato di figure turpi o patetiche (a volte posseggono le due qualità ad un tempo) che è indispensabile conoscere se vogliamo conoscere la specie umana». Si tratta, come noto, delle varie forme di collusione o di acquiescenza tra vittime e oppressori: i Kapo, i Prominenten, e tutte le altre figure del privilegio nel Lager nazisti e nei ghetti ebraici.
Il terrorismo condotto da organizzazioni non statali non presenta questa forma di collusione, ma è comunque dotato di una zona grigia, più o meno grande. L'autore stesso del concetto, lo suggerisce alla fine dal capoverso in cui lo presenta:
«La zona grigia della “protekcja” e della collaborazione nasce da radici molteplici. (…) Questo modo di agire è noto alle associazioni criminali di tutti i tempi e luoghi, è praticato da sempre dalla mafia, e tra l'altro è il solo che spieghi gli eccessi, altrimenti indecifrabili, del terrorismo italiano degli anni '70» (3).
Marcello Maddalena, magistrato a Torino durante gli ‘anni di piombo’, al convegno dello stesso anno (1986) del libro di Levi, promosso dall'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (Aiviter), precisa:
«Non ci si deve dimenticare della cultura di quel periodo, degli insegnanti e degli ‘insegnamenti’ di quel periodo. Ricorderò ancora quanto, proprio in quegli anni bui, ebbe a dire al riguardo in un convegno di “operatori” italiani e tedeschi del diritto, un sociologo tedesco, Kilmansegg. (…) In quel convegno si parlava della RAF in Germania e delle B.R. in Italia ed una delle constatazioni emergenti da quel dibattito fu che il fenomeno del terrorismo rosso era assai più isolato in Germania che non in Italia, nel senso che in Italia si era creata, attorno al terrorismo rosso, una atmosfera culturale sostanzialmente favorevole o comunque “propiziatrice”: (...) una “moda” o una “corrente” culturale molto diffusa, soprattutto in ambienti intellettual-borghesi, tale da farvi allignare e prosperare il verbo dei terroristi» (4).
Nella stessa occasione, Angelo Ventura (1986), professore a Padova e storico (tra i massimi studiosi del terrorismo italiano), apre il suo intervento denunciando il comportamento del quotidiano torinese:
«Ma avete visto come la "Stampa" ha annunciato - solo stamane, troppo tardi - questo convegno, in tre righe anodine e ben nascoste in mezzo agli altri annunci. Che vergogna, il giornale di Casalegno!».
Decenni dopo il giornalista Massimiliano Griner (2014) scrive un libro dal titolo La zona grigia e sottotitolo: "Intellettuali, professori, giornalisti, avvocati, magistrati, operai. Una certa Italia idealista e rivoluzionaria", per i tipi di Chiarelettere. Sono alcune storie dei personaggi che hanno aderito, fiancheggiato, simpatizzato o accettato il terrorismo eversivo di sinistra e che, con le loro complicità indirette o scoperte, hanno reso possibile l'ampiezza, l'intensità e la durata del terrorismo del caso italiano. Durata che si è protratta indirettamente, sotto forma di obliterazione e ‘silenziamento’ delle vittime (5), per i due decenni successivi alla fine degli ‘anni di piombo’, convenzionalmente collocata il 17 Aprile del 1988 con l’assassinio del senatore Roberto Ruffilli a Forlì.
Il concetto di zona grigia amplia la descrizione e la portata dei fattori sociali e mediatici che aumentano la percezione nell'opinione pubblica che ci sia una qualche responsabilità delle vittime alimentando il distacco emotivo da loro, un “allontanamento dalla memoria”, il cui esito conseguente è l’isolamento sociale che la vittima subisce.
L. G.
(1)
Chiaberge
R. (2007). Contrappunto, Il
Sole-24Ore Domenica 4 novembre 2007, http://coaloalab.altervista.org/quei-giornalisti-contro-casalegno/
(vista il
15/09/2017)
(2)
Brambilla M. (2010). L' eskimo in redazione. Quando le Brigate Rosse erano «Sedicenti». Ares
(3)
Levi P. (1986). I sommersi e i salvati, Torino: Einaudi. pp. 29-30
(4) Atti
del Convegno "Lotta al terrorismo. Le ragioni e i diritti delle
vittime", Torino, 1986, p.41
(5) Particolarmente
significato il racconta del giornalista Giovanni Fasanella, autore con
Antonella Grippo (2006) de I silenzi
degli innocenti., BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, delle difficoltà
riscontrate con gli editori, nel suo intervento a Torino in occasione del Convegno
europeo Aiviter: "Narrazioni contro il terrore - La voce delle vittime
europee del terrorismo: problemi e sfide", 4 Novembre 2011: https://vimeo.com/31958027 (vista il
15/09/2017)
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giovedì 16 novembre 2017
Civilian Casualties in the War Against ISIS
An NYT investigation found U.S.-led airstrikes against ISIS are killing far more civilians than previously believed https://t.co/MJTD7SnkLI— The New York Times (@nytimes) 17 novembre 2017
domenica 5 novembre 2017
Scuola: corso "Islam: radici, fondamenti e radicalizzazioni violente"
Ce.Se.Di. per la scuola 2017-2018: proposte di attività per gli studenti. Progetto "ISLAM: RADICI, FONDAMENTI E RADICALIZZAZIONI VIOLENTE Le parole e le immagini per dirlo". Terza edizione.
Per adesione dei docenti della provincia di Torino: http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/ifp/cesedi/attivita-2017-2018
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venerdì 3 novembre 2017
Formazione a Torino: Prevenzione e contrasto del radicalismo violento
Seminario formativo rivolto al personale della Polizia di Stato di Torino e provincia, organizzato dalla Segreteria Provinciale del sindacato "U.G.L. Polizia di Stato".
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giovedì 19 ottobre 2017
RADICALIZZAZIONI VIOLENTE: UNA DIDATTICA DI PREVENZIONE
Corso di formazione per docenti dell'area metropolitana di Torino. Dal
Catalogo Ce.Se.Di.
Ulteriori informazioni per aderire qui:
http://www.cittametropolitana.torino.it/cms/ifp/cesedi/attivita-2017-2018
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mercoledì 18 ottobre 2017
“Terrorismo, violenza, radicalizzazione” primo evento di Grist a Torino
Si è presentato oggi pubblicamente al Palagiustizia di Torino il Grist, Gruppo italiano di studio sul terrorismo, neo-nata associazione senza fini di lucro che ha organizzato un primo incontro con il procuratore Armando Spataro e il direttore della rivista di Geopolitica “Limes” Lucio Caracciolo, su “Terrorismo, violenza, radicalizzazione”.
lunedì 9 ottobre 2017
Exiting violence: the Role of Religion. From Texts to Theories
- Program here
Violenza nei Testi Sacri. Le Religioni tra Guerra e Pace: Convegno a cura di @resetdoc con FBK e il @GUberkleycenter https://t.co/X06in0y3zx pic.twitter.com/H5LCJnDllK— FBK (@FBKcom) 3 ottobre 2017
giovedì 5 ottobre 2017
L'incertezza del diritto intorno al reato di terrorismo
Nel 2012 la sentenza della Cassazione contro le nuove Brigate Rosse, che avevano preso di mira tra gli altri il giurista Pietro Ichino, aveva incredibilmente limitato la contestazione agli imputati al solo reato di "associazione sovversiva", assolvendoli dall’accusa di "finalità terroristiche". Lo stesso è capitato nel 2013 con la sentenza della Corte d’Assise di Roma che, dopo nove anni di processo, ha assolto dall’accusa di finalità terroristiche i due carcerieri dalle Falangi verdi di Maometto nel rapimento di quattro italiani in Irak nel 2004 in cui morì Fabrizio Quattrocchi.
Di fronte ad una tendenza a limitare la finalità di terrorismo in casi in cui sono coinvolti gruppi espressamente terroristi, è ragionevole domandarsi perché inserirla tra i capi di accusa ai 4 esponenti NOTAV dei centro sociali, per le loro azioni violente, certamente deprecabili ma nè clandestine nè omicide, come è successo nel 2014 a Torino, salvo poi non riconoscerla in fase processuale. Oppure il caso ancora più eclatante del 2012: l'attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, il cui attore solitario, Giovanni Vantaggiato, è stato condannato all’ergastolo con sentenza definitiva nel 2014 riconoscendo la finalità di terrorismo per "il panico generato nella popolazione, la lesione dell'Italia nel mondo, la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni".
Con tale criterio, ogni tragico fatto dovuto all'incuria dello Stato, e la storia del nostro paese ne ha un elenco sterminato - dal Vajont alle scuole crollate nei sismi in quanto prive di prevenzione -, dovrebbe configurarsi come "terrorismo di Stato". Un bel paradosso!
L'etichetta terrorismo/terrorista rischia di essere solo uno strumento in mano a governi e Stati da affibbiare in base ai loro interessi, che giunge appunto al paradosso del caso di Cesare Battisti riportato dalle cronache di oggi. L'ex terrorista dei PAC, condannato per 4 omicidi negli anni di piombo, è considerato da alcuni governi brasiliani un perseguitato degno di asilo politico, per quello attuale forse un condannato da estradare in Italia.
Dispiace leggere allora che ci siano persone, che seguono professionalmente il tema, arrivare alla conclusione che il killer di Las Vegas, sia un terrorista. Il terrorismo è la forma odierna del conflitto, o della guerra: è quindi dinamica prettamente politica e di gruppo. Non esiste la fattispecie del lupo solitario (lone wolf): l'uomo, come il lupo, è un animale sociale. Se agisce solitario semplicemente non può avere una dimensione politica. Le origine dei mass-shooting vanno cercate altrove, senza alimentare ulteriore incertezza del diritto intorno all'abuso del termine e del reato.
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Ci sono stati cinquanta volte più americani uccisi per violenza di armi che da attacchi terroristici dall'11 settembre. |
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giovedì 28 settembre 2017
Task Force sul terrorismo degli psicologi dell'emergenza
ORGANIZZAZIONE DEL GRUPPO DI LAVORO DEDICATO AL TERRORISMO
DOMENICA 1 OTTOBRE ORE 9.00 – 11.45
Introduzione a cura della presidente Donatella Galliano
Interventi:
Luca Guglielminetti, Membro del Radicalisation Awareness Network (RAN) della Commissione Europea
Daliele Luzzo, Regional Stress Counsellor ONU, Critical Incident Stress Management Department of Safety and Security
Francesca Ponzalino Responsabile dell’Area Terrorismo di Psicologi per I Popoli – Cuneo, membro del CD di PxP - Cuneo
Simona Fiorentino Membro del CD di PxP – Cuneo con carica di Segretario, membro dell’Area Terrorismo
Presidenti e Rappresentanti delle Associazioni territoriali di PxP Federazione
Conclusione e Comunicazioni della Presidente Annuncio della costituzione della TASK FORCE PER IL TERRORISMO DI PSICOLOGI PER I POPOLI FEDERAZIONE
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mercoledì 27 settembre 2017
martedì 26 settembre 2017
Social Perception of the Victims of Terrorism
Draft essay for the Italian review "Rassegna Italiana di Criminologia".
Abstract
Abstract
Only in the last decade - since the establishment of the Memorial Day for the victims of terrorism in 2007 - arises the growing centrality of the victims in the Italian debate. The essay tries to explain the reasons for this delay, thirty years from the so called 'lead years' (1969-1987), and the various problems of social perception of the victims of this particular crime. Starting from the personal experience of the author, the Aiviter association's documentation, and the scarcity of scientific literature available, various forms of double victimization and victim blaming are highlighted and got in touch with mass-media, politics and the difficulty of exiting the conflict, because a lack of reconciliation process.
Join my feedback session on "La percezione sociale delle vittime del terrorismo" #victims #terrorism https://t.co/FKHqQH0qwu— Luca Guglielminetti (@NCLetterario) 26 settembre 2017
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martedì 29 agosto 2017
La deriva paranoica dopo l'attentato di Barcellona
In Terrorismo, sicurezza, post-conflitto. Studi semiotici sulla guerra al terrore (Libreriauniversitaria.it edizioni, 2012) a cura Daniele Salerno, troviamo un capitolo che analizza sotto il profilo semiotico i manifesti pubblici affissi nella metropolitana di Londra a seguito degli attentati del 7 luglio 2005, per «un’analisi dei discorsi della sicurezza, cercando di farne emergere la struttura narrativa, i percorsi valoriali e ideologici e le potenziali derive a cui essi si prestano perseguendo l’obiettivo di “difendere la società”». Il risultato dell'analisi di tali campagna di comunicazione presso le stazioni dei trasporti pubblici, promossi dalla polizia metropolitana di Londra, segnala una "deriva paranoica" costituita dal coinvolgimento dei cittadini nel tentativo di prevenire e contrastare nuovi attentati.
La recente iniziativa del Ministero degli Interni di disseminare dissuasori per il traffico come fioriere, piramidi e barriere jersey per tutte le principali città d’Italia, a seguito dei recenti fatti di Barcellona, rientra solo indirettamente in quella deriva paranoica. Sono i Sindaci a doversi sottoporre ad essa per rassicurare i cittadini che si suppone abbiano paura di attentati teroristici.
Questo la domanda posta su Facebook:
La recente iniziativa del Ministero degli Interni di disseminare dissuasori per il traffico come fioriere, piramidi e barriere jersey per tutte le principali città d’Italia, a seguito dei recenti fatti di Barcellona, rientra solo indirettamente in quella deriva paranoica. Sono i Sindaci a doversi sottoporre ad essa per rassicurare i cittadini che si suppone abbiano paura di attentati teroristici.
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