mercoledì 4 settembre 2019

STATO DI DIRITTO E PREVENZIONE DELL’ESTREMISMO VIOLENTO IN CARCERE

Versione italiana del rapporto sui principali risultati in Italia del progetto europeo FAIR - Fighting Against Inmates' Radicalisation (2018-2019), che sarà presentato alla Conferenza finale del progetto a Roma l'11 settembre 2019: “The rule of law and the prevention of violent extremism: between policies and practices in European prison and probation  systems

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sabato 31 agosto 2019

L'anti-eroe Antonio Iosa

Antonio Iosa e Luca Guglielminetti alla Casa delle Memoria di Milano il 20 gennaio 2016


"Carissimi tutti, 
questa mattina è venuto a mancare il nostro caro papà, Antonio Iosa, che avete conosciuto per il suo instancabile e straordinario impegno culturale, civile e sociale portato avanti con forza e tenacia fino alla fine da un attività lunga ben 60 anni con la Fondazione Carlo Perini e con l’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo. 
Il suo ultimo pensiero è stato quello di salutare e ringraziare tutti Voi per questi anni di amicizia e vicinanza sincera, ricordando strenuamente l’importanza della Memoria e della Legalità da trasmettere in particolare ai Giovani delle scuole. 
Questi erano diventati i cardini di quella che si può definire una vera e propria missione di Antonio “per non dimenticare le vittime del terrorismo e di stragi e per educare i Giovani alla Legalità, alla non violenza, al rispetto della Vita Umana”. 
Un caro saluti da Christian e Davide, i figli, e da Raffaella nostra mamma". 

Così è stata annunciata il 29 agosto 2019 la scomparsa di un'eroe civile col quale ho collaborato per 15 anni all'interno dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (Aiviter). In vero un "anti-eroe" delle non-violenza che ha speso la sua vita denuciando lo scandalo dell'assassinio politico. Per comprenderne il valore segnalo questa intervista pubblicata esattamente un anno fa sulla Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza (RCVS), che sono orgoglio di aver curato come suggello di un'amicizia franca e duratura.


sabato 10 agosto 2019

The rule of law and the prevention of violent extremism

INTERNATIONAL CONFERENCE

 “The rule of law and the prevention of violent extremism: 

between policies and practices in European prison and probation  systems” 


11 September 2019 
 In Rome - Italy, Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani, via della Dogana Vecchia n. 29 
In the framework of the European project FAIR - Fighting Against Inmates’ Radicalisation : 

sabato 3 agosto 2019

Terrorism: linking the psychology of the survivors to that of the executioners

Terrorismo. Vittime contesti e resilienza


"Luca Guglielminetti proposes some important reflections, developed as a consultant to the Italian Association of Victims of Terrorism (Aiviter), as a member of the board of the Italian Group for the Study of Terrorism (GRIST) and of the Radicalisation Awareness Network (RAN) set up by the European Commission. It is an articulated and innovative look, able to connect different episodes and phenomena, in the long history of terrorism. In particular, he offers tools to connect the psychology of victims and the psychology of terrorists. Fear, shame, a sense of helplessness, a desire for revenge and justice, can be linked together to the point of fuelling the spiral of violence. Only a strong awareness of the profound links that bind the psychology of the survivors to that of the executioners can allow us to break the circuits of violence. The peaceful radicalisation of the victims of terrorism is thus presented as a constructive way of countering the phenomena of violent radicalisation which feeds the ranks of terrorists." 
(From the book introduction by the editor, Fabio Sbattella, 2019) 

- Isbn: 9788893354417
- Publisher: EDUCatt

- Book an ebook available only in Italian https://bit.ly/338VZ2f

giovedì 25 luglio 2019

Ending PVE Work at the Juvenile Prison of Florence


The second PVE laboratory at the juvenile prison in Florence has also been completed. Among the outcomes by the young inmates also a rap song that I hope to be able to spread in the future. Thanks to Valeria Collina, mother of one of the 3 perpetrators at LondonBridge terror attack, and to the facilitators for their lively participation and hard work.

venerdì 12 luglio 2019

Jihadisti, ultras o neonazisti: la rieducazione a Torino

Dopo la condanna del jihadista Halili e le indagini sui neonazi della tifoseria juventina a Torino si coordinano gli attori multi-agenzia per attivare percorsi di deradicalizzazione e uscita dai gruppi estremisti violenti.

Articolo da la Repubblica Torino del 12-7-2019

giovedì 20 giugno 2019

Emotions and feelings behind propaganda




Working on positive/negative emotions and feelings behind propaganda leading to radicalisation with the Azerbaijanis and Algerians students at 'Prevenzione e contrasto alla radicalizzazione, al terrorismo e per le politiche di integrazione e sicurezza internazionale' (MaRTe) Master - Università degli Studi di Bergamo.

giovedì 13 giugno 2019

Seminario a Torino: “Terrorismo. Vittime contesti e resilienza”



Venerdì 21 giugno dalle 14.00 alle 18.00 avrà luogo, nella sala delle Colonne del Comune di Torino (Piazza Palazzo di Città, 1), il seminario “Terrorismo. Vittime contesti e resilienza”, dal titolo della recente pubblicazione della Unità di Ricerca in Psicologia dell’Emergenza della Università Cattolica di Milano.

Il Seminario, che ha avuto il patrocinio della Città di Torino, è organizzato da Psicologi per i Popoli Torino, che fa parte della task-force di Protezione Civile, e costituisce una lezione aperta al pubblico del Corso di Psicologia dell’Emergenza della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute dell’Università.

Il tema copre trasversalmente diversi settori di impegno ed interesse della Città: la Protezione Civile, chiamata a provvedere a compiti di prevenzione sempre più complessi, il costituendo "Tavolo cittadino multi-agenzia di contrasto e prevenzione all'estremismo violento" e infine la tutela dei diritti umani, tra i quali quelli delle vittime. Torino ha avuto esperienza diretta del dolore causato dal terrorismo, negli "Anni di piombo" e quando, a seguito dell’attentato al Museo del Bardo a Tunisi, la Città dovette far fronte alla tragedia patita da alcuni propri funzionari.

I contenuti del seminario rispecchiano quelli presenti nella Pubblicazione: la guerra psicologica scatenata dal terrorismo e la psicologia della pace. Il diffondersi occulto del timore del terrorismo, tanto da essere ipotizzato alla base della reazione della folla a Piazza San Carlo. L’organizzazione degli aiuti psicologici a Tunisi e il dramma delle vittime del Bardo. Il lavoro di riflessione che la Città promuove sul fenomeno della radicalizzazione violenta sul solco delle politiche e pratiche europee.

Alla iniziativa hanno lavorato anche le Associazioni ESPRÌ (un rete di psicologi e operatori dell’emergenza) e Leon Battista Alberti attiva nella prevenzione nelle scuole.

Interverrà all'incontro l'ingegner Claudio Lamberti, Dirigente dell'Area Protezione Civile del Comune di Torino.

Modererà l’incontro Maria Bottiglieri, dell’Ufficio Cooperazione Internazionale e Pace che ha nel tempo curato le relazioni con la Tunisia.


martedì 23 aprile 2019

venerdì 12 aprile 2019

TERRORISMO. Vittime contesti e resilenza

Copertina della monografia dei Quaderni di Psicologia dell’emergenza editi da EDUCatt

TERRORISMO. Vittime contesti e resilienza 

(di prossima pubblicazione) 

 

INDICE
  • PSICOLOGIA DEL TERRORISMO: ACCANTO AI SOPRAVVISSUTI
  • TERRORISMO, GUERRA PSICOLOGICA E PSICOLOGIA PER LA PACE (Fabio Sbattella) 
  • LA RADICALIZZAZIONE PACIFICA DELLE VITTIME DEL TERRORISMO (Luca Guglielminetti) 
  • A CONTATTO CON LE VITTIME (Maria Teresa Fenoglio)
  • L’ATTENTATO TERRORISTICO AL MUSEO DEL BARDO A TUNISI, SOSTEGNO ALLE VITTIME E RESILIENZA COMUNITARIA (Maria Teresa Fenoglio)
  • ORGANIZZARE RESILIENZA: PROFESSIONI IN CAMPO (Tiziana Celli) 
  • LA PAURA NELLE MENTI: GLI INCIDENTI DI PIAZZA SAN CARLO A TORINO (Maria Teresa Fenoglio)
  • BIBLIOGRAFIA

(anteprima)
PSICOLOGIA DEL TERRORISMO: ACCANTO AI SOPRAVVISSUTI (Fabio Sbattella)

Riprende, con questo testo, la pubblicazione dei Quaderni di Psicologia dell’Emergenza. Si tratta di un progetto scientifico e culturale promosso dall’Unità di Ricerca in Psicologia dell’Emergenza (1), una struttura universitaria impegnata da anni nella formazione, nella ricerca scientifica e anche nella realizzazione di progetti operativi sul campo.
Obiettivo della collana è quello di mettere a disposizione concetti, conoscenze e metodologie efficaci per i professionisti, per gli studenti in formazione, per la comunità scientifica e più in generale per tutti coloro che sono impegnati in quelle operazioni di prevenzione, soccorso e ricostruzione che sono legate ad incidenti singoli, disastri complessi e catastrofi (Sbattella 2009).
Si tratta dunque di un servizio culturale e scientifico, radicato nel mondo delle idee, ma nello stesso tempo fortemente orientato al lavoro operativo e professionale sul campo. Senza opportune mappe concettuali, il “fare” che caratterizza ogni emergenza rischia, infatti, di trasformarsi in un insieme di acting out ciechi e pericolosi. Senza la possibilità di riflettere, rileggere, ripensare e discutere le esperienze vissute, inoltre, ogni sfida sul campo rimane un’occasione perduta, rispetto alla possibilità di capire qualcosa di più relativamente alla natura dell’Uomo, ai suoi limiti e alle sue potenzialità in contesti estremi. Teoria e pratica dunque, sono intese, in questa prospettiva, come componenti inscindibili dello stesso percorso. Fermarsi dunque per esaminare pericoli, valutare rischi, ascoltare aspettative, ansie e immaginazioni significa “fare” psicologia dell’emergenza in termini di prevenzione, cioè incidere sulla realtà, affinché le emergenze non accadano, oppure affinché i loro danni siano mitigati. Offrire poi strumenti teorici e metodologici per riflettere e comunicare emozioni o complessità, serve a facilitare la formazione umana e professionale, al fine di essere efficaci durante i momenti più caldi delle emergenze sul campo. Infine, offrire parole e gesti adeguati per nominare l’indicibile, condividere le esperienze, rielaborare le memorie traumatiche e aprire speranza al futuro è da noi ritenuto un lavoro essenziale e qualificante per ogni operatore del post emergenza. Prevenire, soccorrere e ricostruire: queste sono in sintesi le tre grandi finalità del lavoro in emergenza. Esse coinvolgono anche la psicologia, sia dal punto di vista teorico che operativo.

Il nostro contributo si sviluppa, in questo settore, nella direzione di esplorare, documentare e comprendere tutti processi psichici che si intrecciano prima durante e dopo ogni emergenza. Processi percettivi, emotivi, mnestici, decisionali, comunicativi e relazionali che permettono ai protagonisti umani di resistere agli eventi avversi o, in alcuni casi, si intrecciano fino a causare quelle sofferenze che alcuni di noi chiamano di interesse clinico. Ci interessa dunque comprendere come la mente ragiona, si attiva e si ferma, si dissocia, si difende o si riorganizza e come decide prima, durante e dopo le crisi, intendendo con questo termine ogni cambiamento ambientale rapido, improvviso e devastante. Ci interessa anche capire come potrebbero funzionare le menti dei diversi attori coinvolti nei differenti contesti emergenziali, se fossero opportunamente sostenute da altre menti, da tecnologie adeguate o habitus mentali e culturali acquisiti ad hoc. In altre parole, la ricerca si apre verso la messa a punto di metodologie di intervento e di formazione innovative, andando al di là della descrizione dell’esistente. La mente umana è protagonista di ogni emergenza in vari modi e a vari livelli. Abbiamo capito in questi anni di ricerca ed intervento che la mente umana non solo “reagisce” (o meglio “risponde”) agli eventi critici generati da un ambiente (naturale o antropico) esterno a sé. In buona parte è proprio lei che definisce le emergenze come tali, le costruisce, le enfatizza o le diffonde. Un’emergenza, infatti, è sempre per noi una condizione psichica, un modo di leggere la realtà di cui si è protagonisti e con la quale strettamente si interagisce (Sbattella e Tettamanzi 2019). Ciò che ci interessa, inoltre, è comprendere e descrivere non solo ciò che accade alla mente individuale, ma anche a quella gruppale e collettiva, alla mente organizzativa e a quella comunitaria. Si tratta di livelli di organizzazione mentale a cui ogni singola persona partecipa in ogni istante e che influenzano ricordi, percezioni, interpretazioni e, ultimamente, anche le scelte operative e i comportamenti di interi gruppi e generazioni.

All’interno di questa prospettiva, il presente testo rappresenta un contributo cruciale. Discutere infatti dei processi psichici che si intrecciano attorno agli eventi drammatici del terrorismo significa affrontare i danni causati intenzionalmente da menti umane sulle menti e sui corpi di altri esseri umani. Come cercheremo di discutere nel primo capitolo, gli atti terroristici costituiscono una categoria molto peculiare dell’ampia gamma di atti violenti e distruttivi di cui l’essere umano è capace. Si tratta di azioni progettate con lucidità e intelligenza, animate da rancore e disprezzo della vita e mirate intenzionalmente a diffondere emozioni negative oltre che morte; finalizzate a sconvolgere intere comunità oltre che uccidere e danneggiare singole persone. Obiettivo di questo quaderno è quello di offrire alcune piste di lettura psicologica di questo fenomeno e nello stesso tempo quello di trarre da queste tragiche esperienze alcune conoscenze importanti sulla mente umana e le sue possibilità.
In linea con le scelte di fondo dell’Unità di ricerca, abbiamo cercato di raccogliere saggi provenienti da due fronti diversi, tra loro complementari. Da un lato vi è la riflessione teorica e la ricerca fenomenologica, dall’altro l’ascolto e l’analisi delle esperienze sul campo.

Il testo si apre così con un capitolo che discute le definizioni di terrorismo come parte delle strategie belliche. Si cercherà di evidenziare, in queste pagine, come l’obiettivo della guerra condotta con strategie terroristiche sia per sua natura mirata a destabilizzare gli equilibri psichici dei singoli e delle comunità, sollecitando reazioni, pensieri ed emozioni potenzialmente disadattativi. In particolare, sarà discusso come le diverse caratteristiche degli atti e delle metodologie terroristiche sviluppino potenzialmente impatti diversi. Tali caratteristiche, di conseguenza, sfidano in modo differenziato gli operatori impegnati nel costruire pace e tutti coloro che sono chiamati a difendere la salute mentale all’interno di contesti conflittuali.
Nel secondo capitolo, Luca Guglielminetti propone alcune riflessioni importanti, maturate come consulente dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (Aiviter), come membro del direttivo del Gruppo Italiano di Studio del Terrorismo (GRIST) e del Radicalisation Awareness Network (RAN) della Commissione europea. Si tratta di uno sguardo articolato e innovativo, in grado di collegare episodi e fenomeni diversi tra loro, nella lunga storia del terrorismo. In particolare, esso offre strumenti per connettere la psicologia delle vittime e psicologia dei terroristi. Paura,
vergogna, senso di impotenza, desiderio di rivalsa e di giustizia, possono concatenarsi fino ad alimentare la spirale della violenza. Solo una presa di coscienza forte dei nessi profondi che legano la psicologia dei sopravvissuti a quella dei carnefici può permettere di spezzare i circuiti della violenza. La radicalizzazione pacifica delle vittime del terrorismo viene così presentata come una via costruttiva, da contrapporre ai fenomeni di radicalizzazione violenta, che nutre le fila dei terroristi.
Nel terzo capitolo è riportato il contributo teorico della Prof.ssa Maria Teresa Fenoglio, docente di Psicologia dell’emergenza presso l’Università degli Studi di Torino. Come fa anche Guglielmetti, Fenoglio saggiamente collega i fenomeni più recenti ed eclatanti con le ferite lasciate in Italia dagli anni di piombo: anni di tensione, stragismo e terrorismo. La riflessione sul presente si nutre delle esperienze passate ed in particolare delle molte analisi e dibattiti che è stato possibile sviluppare in anni di contrasto alle strategie del terrore in Italia. Come avviene nel primo capitolo e come accade in realtà in tutto il testo, il focus rimane sulla psicologia delle vittime (dirette ed indirette) e non su quella dei terroristi. Tale è infatti la scelta operata in questa raccolta: comprendere i loro vissuti e bisogni in primo luogo. Fenoglio sviluppa il discorso poi presentando in capitoli successivi due recenti esperienze sul campo e dunque offrendo al lettore la possibilità di esaminare testimonianze di sopravvissuti e case history. Sono così descritti e discussi gli interventi psicologici realizzati a Torino a favore delle vittime e dei familiari dell’attacco al Museo del Bardo e successivamente dei feriti del 3 giugno 2017, in Piazza San Carlo. Due episodi tra loro assai diversi. Nel primo, un gruppo di turisti di 10 nazioni diverse, tra cui un folto gruppo di torinesi, è stato oggetto di uno spietato attacco armato in Tunisia. Nel secondo, una folle enorme e festante ha reagito disperatamente ad un pericolo oscuro, nei giorni successivi a gravi fatti terroristici accaduti in Europa. In entrambi i casi, alcune équipe di psicologi professionisti sono scese in campo, interagendo in modo integrato con le altre forze del soccorso e proponendo metodologie d’intervento diverse. Sono dunque presentate le loro esperienze, evidenziando vissuti emotivi, aspetti organizzativi e tecniche di intervento. Il dramma dell’attacco al museo del Bardo è anche discusso da un altro punto di vista.
Tiziana Celli, psicologa esperta di organizzazioni, discute l’episodio dal punto di vista dell’organizzazione dei soccorsi psicologici. Avendo avuto modo di collaborare direttamente con i colleghi tunisini, l’esperienza descritta permette di avere uno spaccato del modello francese di intervento in questi contesti, nonché una testimonianza internazionale di come il dolore sia pervasivo in ogni contesto culturale. Accanto a riflessioni ed analisi mirate alla realtà tunisina, queste pagine permettono di entrare nei diversi livelli di complessità che ogni dramma umano, internazionale e mediatico porta con sé. Testimonianze e report diretti, consentono nel suo lavoro, come in quello di Fenoglio, di esaminare materiali di prima mano, non solo relativi alle testimonianze dei sopravvissuti, ma anche a quelle dei soccorritori. Anche questi ultimi, infatti, sono parte della psiche collettiva perturbata dall’emergenza. Per quanto più preparati all’impatto di molti comuni cittadini, la disponibilità all’accoglienza empatica, che li caratterizza per statuto, non può non partecipare degli stessi processi psichici in cui sono coinvolte le persone che sono soccorse.

In sintesi dunque, questo testo propone una selezione accurata di contributi qualificati, tra loro strettamente interconnessi. Ci auguriamo che da questa lettura possano nascere ulteriori spunti di discussione e ricerca ed anche linee guida per efficaci interventi formativi e operativi sul campo. La ricca bibliografia che conclude il volume vuole essere una proposta per ulteriori approfondimenti, consapevoli che la ricerca e il dibattito in questo settore non può che essere in continuo sviluppo.

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(1) https://progetti.unicatt.it/progetti-milan-psicologia-dell-emergenza-home;
https://it-it.facebook.com/psicologia.emergenza/