Violent politics – the 3 levels in the spectrum of political action, by A. P. Schmid (2011)
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| The Spectrum of Political Action |
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| The Spectrum of Political Action |
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| Roma, sala Zuccari Palazzo Giustiniani 11 Settembre 2019 - Conferenza finale del progetto europeo FAIR |
L'abbraccio fra un giovanissimo detenuto e una donna venuta fuori dal carcere a raccontare la tragica storia di suo figlio. E poi le parole del ragazzo: "Grazie. Avrei voluto sentire cose così prima di finire qui dentro".L'incontro, nell'aprile scorso, fra i giovani reclusi del penitenziario minorile Ferrante Aporti di Torino e Valeria Collina, madre italiana convertita all'Islam che ha visto suo figlio imboccare la strada del terrorismo, è stato uno dei momenti più toccanti del progetto europeo "Fair" (acronimo di Fighting against inmates' radicalization) per prevenire la radicalizzazione in carcere.La signora Collina ha parlato della tragica vicenda del figlio 22enne Youssef Zaghba, che il 3 giugno 2017 con altri due estremisti ha preso parte a un attentato sul London Bridge, che ha causato 11 vittime, fra cui i tre attentatori.Con coraggio e franchezza, mamma Valeria ha condiviso uno spaccato esistenziale in cui elementi di vita familiare, contesto religioso, problemi di incomprensione, ma anche sollecitazioni giunte dal web e dallo scenario geopolitico, hanno concorso a ciò che poi è avvenuto.La sua narrazione è un tassello del mosaico di incontri e laboratori realizzato dal progetto Fair. Costato circa 900mila euro (il 90% da fondi Ue), è tra quelli finanziati dalla Commissione Europea in materia di radicalizzazione e terrorismo.È partito nel 2017 e si concluderà fra un mese. Ed è stato portato avanti dalla Fondazione Nuovo Villaggio del Fanciullo di Ravenna, ente capofila di una decina di partner di Finlandia, Lituania, Ungheria, Romania, Slovenia, Olanda, Portogallo e Malta.I risultati del progetto verranno analizzati oggi in Senato, in un convegno aperto dalla vicepresidente dell'assemblea di Palazzo Madama, Anna Rossomando, e dal capo del Dap Francesco Basentini e al quale prenderanno parte criminologi, magistrati ed esperti europei. In Italia, su circa 60mila detenuti in 190 istituti, circa 7mila (fra cui 44 "convertitisi" in carcere) sarebbero praticanti di fede islamica.I condannati o imputati per reati di terrorismo di matrice jihadista sono 66 (dati de12018), inseriti in un circuito di "Alta Sicurezza": gli uomini in apposite sezioni dei penitenziari di Nuoro, Sassari e Rossano (Cosenza), due donne a L'Aquila. Oltre a loro, si contano 478 soggetti monitorati per rischio di radicalizzazione jihadista: 233a livello "alto"; 103 "medio" e 142 a livello "basso". Il progetto ha rivolto la propria formazione anche alle guide spirituali, con una sessione per i cappellani del Piemonte e un'altra per 50 imam (in collaborazione con l'Ucoii) presso il Centro islamico di Brescia.A loro si è rivolto Omar Sharif Mulbocus, ex estremista inglese negli anni 90, oggi formatore e testimone di un percorso di deradicalizzazione, che ha offerto strumenti pratici per aprire un dialogo con detenuti "radicalizzati".E la relazione del progetto Fair - visionata da Avvenire in anteprima - registra un paradosso: l'amministrazione penitenziaria sembra "preferire il proliferare di imam "faida te", cioè autoproclamatisi tali in carcere, piuttosto che seguire le pratiche pilota che hanno introdotto imam formati e stimati dalla propria comunità locale" che conducono "la salat, la preghiera del venerdì, in arabo e in italiano focalizzando i sermoni su perdono, riconciliazione o dialogo interreligioso".In carcere, il rispetto dei diritti può evitare la "vittimizzazione" che apre la porta ai radicalismi, spiega il coordinatore scientifico Luca Guglielminetti, e il progetto individua "raccomandazioni concrete per l'Italia che oggi presenteremo con l'auspicio che Parlamento e nuovo governo le facciano proprie".Fra queste, l'adozione di una normativa in materia di prevenzione del radicalismo, che riparta dal disegno di legge presentato da Andrea Manciulli e Stefano Dambruoso (ora pm antiterrorismo a Bologna), che il Parlamento non riuscì a varare alla fine della scorsa legislatura.
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| Antonio Iosa e Luca Guglielminetti alla Casa delle Memoria di Milano il 20 gennaio 2016 |
"Carissimi tutti,
questa mattina è venuto a mancare il nostro caro papà, Antonio Iosa, che avete conosciuto per il suo instancabile e straordinario impegno culturale, civile e sociale portato avanti con forza e tenacia fino alla fine da un attività lunga ben 60 anni con la Fondazione Carlo Perini e con l’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo.
Il suo ultimo pensiero è stato quello di salutare e ringraziare tutti Voi per questi anni di amicizia e vicinanza sincera, ricordando strenuamente l’importanza della Memoria e della Legalità da trasmettere in particolare ai Giovani delle scuole.
Questi erano diventati i cardini di quella che si può definire una vera e propria missione di Antonio “per non dimenticare le vittime del terrorismo e di stragi e per educare i Giovani alla Legalità, alla non violenza, al rispetto della Vita Umana”.
Un caro saluti da Christian e Davide, i figli, e da Raffaella nostra mamma".
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| Terrorismo. Vittime contesti e resilienza |
"Luca Guglielminetti proposes some important reflections, developed as a consultant to the Italian Association of Victims of Terrorism (Aiviter), as a member of the board of the Italian Group for the Study of Terrorism (GRIST) and of the Radicalisation Awareness Network (RAN) set up by the European Commission. It is an articulated and innovative look, able to connect different episodes and phenomena, in the long history of terrorism. In particular, he offers tools to connect the psychology of victims and the psychology of terrorists. Fear, shame, a sense of helplessness, a desire for revenge and justice, can be linked together to the point of fuelling the spiral of violence. Only a strong awareness of the profound links that bind the psychology of the survivors to that of the executioners can allow us to break the circuits of violence. The peaceful radicalisation of the victims of terrorism is thus presented as a constructive way of countering the phenomena of violent radicalisation which feeds the ranks of terrorists."
(From the book introduction by the editor, Fabio Sbattella, 2019)
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| Da sinistra: Maria Bottiglieri, Tiziana Celli, Luca Guglielminetti, Fabio Sbattella e Maria Teresa Fenoglio. |