Lothar Knaak, 3.4.1925-18.8.2006, Ascona TI, Svizzera, psicopedagogo e psicoterapeuta.
FUNZIONI DELL'ISTINTO DI CONSERVAZIONE DELLA VITTIMA DEL TERRORE
Contributo
1 al convegno "
dalla parte della vittima"
tenutosi a Milano, marzo 1978, realizzato dal Gruppo di Psicologia
Giuridica (G.P.G.) della Facoltà di Medicina, Università degli Studi di
Milano.
Lothar Knaak, Ascona
Esperienze
La mia esperienza personale quale vittima del terrore l'ho vissuta
più di trent'anni fa, Quest'oggi sono stupito del comportamento
inconscio, ma conseguente della «mia persona» durante i mesi ed anni
critici della seconda guerra mondiale.
Mi sono salvato fuggendo da un Lager tipico per gli stati in guerra, e
per mezzo di quest'atto d'autoliberazione ho potuto accettare il regime
dei campi di profughi d'un paese non coinvolto nella guerra, con buon
umore ed apprezzando il vantaggio d'un ambiente protettivo.
Ritengo quindi di parlare con cognizione di causa, trattando dell'istinto di conservazione tipico della vittima del terrore.
Parlavo tempo fa con un zoologo, il quale è stato aggredito in Kenia
da un leone e ferito seriamente da una zampata e da un morso. Sulla
scorta di questa sua esperienza egli affermava che le prede della belva
non avvertono il dolore a causa della paralisi provocata dallo spavento.
E ciò è congruente con l'esperienza umana, riportandone però
unicamente un aspetto, il quale indica che la fenomenologia della
situazione psichica della vittima è pluriforme. La situazione singola ha
un'altra dimensione nella realtà che non l'esperienza collettiva.
Le diverse situazioni nelle quali la vittima può venire a trovarsi
variano, d'altra parte, a dipendenza delle condizioni preliminari. Si
possono constatare per lo meno due categorie assai diverse fra di loro:
- la vittima di un arbitrio prevedibile e
- la vittima del caso.
Nella categoria A) vale come condizione preliminare l'arbitrio quale
principio, come noi lo conosciamo quando si constata la presenza di un
regime dispotico.
Si ha l'impressione che l'arbitrio - in questo caso prevedibile- del
regime assoluto trovi la propria legittimazione nell'esistenza del
Superiore assoluto. La legittimazione di quest'ultimo, a sua volta,
risiede proprio nella sua superiorità, la quale diviene nel contempo
anche la causa di un suo inevitabile declino.
Maggiore è il dominio del Superiore assoluto, tanto più legittimo è
il dispotismo. Relativizzandosi questo imperativo assoluto, pure la Sua
legittimazione viene posta in dubbio.
Ciò risulta confermato dalla curva del successo - ascendente e
declinante - dei regimi assoluti, dall'Hitlerismo al fascismo ed al
bolscevismo, i quali avevano derivato la loro legittimazione
direttamente dall'identificarsi delle masse in un Ego collettivo. Le
vittime di questi regimi erano estranee non solo perché indicate come
tali, ma anche perché esse stesse erano coscienti della loro estraneità,
per la quale avevano per di più anche buone motivazioni. E proprio per
la presenza di queste motivazioni il loro rischio era calcolabile. Esse
erano infatti coscienti del loro ruolo come vittime. L 'accettazione di
questo ruolo accentuava la loro coscienza del proprio valore. Ciò le
predestinava al martirio.
La vittima di una causa imprevista non risponde a queste
caratteristiche mancando la condizione necessaria della situazione
tirannica.
E con ciò siamo arrivati al caso B).
La situazione della persona alla quale viene all'improvviso imposto
il ruolo della vittima, è indispensabile per qualificare l'atto
terroristico, sia in una situazione di comune delinquenza, che di
delitto politico.
Per dimostrare la situazione psichica della vittima ritorno
all'esempio dello zoologo aggredito dalla belva. I paragoni che si
possono fare con la situazione umana in frangenti analoghi sono
parecchi.
Modelli di comportamento di base
Dobbiamo partire dell'esistenza dei modelli di comportamento di base,
i quali categorizzano l'essere umano, così che lo stesso si riconosce
come singolo appartenente alla stessa specie, e ciò non nel senso
morale, ma quale condizione preliminare biopsichica, di cui però fa
parte anche la capacità umana di moralizzare.
La paralisi causata dallo spavento dimostra l'esistenza di riflessi
dell'istinto di conservazione, i quali, in crisi estreme, entrano
automaticamente in funzione. La priorità della conservazione è evidente.
Si tratta di funzioni archetipiche, le quali sono legate all'istinto
che tende alla salvaguardia delle funzioni elementari e condizionanti
della vita stessa.
Tutte queste norme alla base di funzioni archetipiche sono forme
primitive, reattive e involontarie, cioè di carattere infantile, a
dipendenza del loro rango primitivo.
Così lo svolgimento del sentimento reattivo della vittima reinserisce
il desiderio di protezione del bambino, specialmente in caso di
sequestro.
Essa fa appello alla compassione, diventa inattiva e ripone la
propria fiducia unicamente in un atteggiamento che provoca reazioni di
protezione e di cura.
L'inattività mentale può regredire in tale situazione fino alla fase preorale del postpartum.
Quando la regressione dell'autoresponsabilità, fino al punto di un
appello alla solidarietà che dovrebbe attivare la protezione, resta
senza risposta valida, si risveglia il sentimento di vendetta.
Ne conseguono delusioni, sfiducia e depressioni fino ad una
situazione estrema di letargia. Esistendo la possibilità di attivarsi
predomina il sentimento di vendetta. La via attiva resta soprattutto
aperta alla vittima abbandonata dell'aggressore subito dopo il reato. La
vendetta può però svilupparsi in direzioni diverse.
Heinrich von Kleist
2
nella sua novella a sfondo storico «Michael Kohlhaas», già nel 1810 ha
descritto minuziosamente ed in modo psicologico, come, in seguito alla
vittimizzazione, una vendetta possa svilupparsi quando l'ordine pubblico
è troppo debole per poter garantire una giustizia riconoscibile.
La sindrome di Michael Kohlhaas (Michael-Kohlhaas-Syndrom) conferma il proprio significato anche nei nostri tempi moderni.
La situazione del diritto nella nostra società, non contempla le
reazioni emotive quali le vendette, specialmente quando le stesse
implicano una pianificazione relativamente a lunga scadenza.
Ne risulta il sentimento dell'impotenza, e proprio questo sentimento
crea quella situazione patologica che conosciamo, sotto il nome di choc a
distanza, dal nostro materiale clinico.
Essa è dominata della disperazione di chi si sente isolato.
Possiamo definire questo sentimento d'abbandono, con il conseguente rischio di un ripiegamento su se stessi, con il termine di
autismofobia.
Questa può anche rivelarsi sotto forma di reazione paradossale, nella
quale viene, cambiato il bersaglio all'odio, quando la vittima si
identifica cioè con gli aggressori.
L'identificazione della vittima con gli aggressori
Per questo fenomeno conosciamo parecchi esempi. Il caso più noto è
forse quello di Patricia Hearst, figlia del ricchissimo editore
statunitense Hearst. Altri esempi sono constatabili nel dramma dei
sequestri aerei di Zerqa nel 1970 e nell'affare dei Molucchesi in Olanda
nel 1977.
Inoltre il materiale statistico della "divisione ricerche sul
terrorismo" della Rand Corporation di Santa Monica, che contiene i
risultati delle ricerche su 47 uomini sequestrati e sopravvissuti (fine
aprile 1978) conferma questo fenomeno, chiamiandolo "sindrome di
Stoccolma" per il fatto che le ragazze tenute in ostaggio durante una
rapina in banca a Stoccolma avevano stabilito ottime relazioni con i
loro aggressori.
Analogo può essere pure considerato il fenomeno dei prigionieri
russi, i quali combatterono - dopo essere stati fatti prigionieri - con
le truppe Hitleriane nella seconda guerra mondiale.
Quando gli aggressori offrono alle vittime da loro sequestrate la
possibilità di solidarizzare con loro trovandosi queste in una
situazione di costrizione, esse ne fanno abitualmente uso.
Negli articoli delle riviste e degli ambienti pseudoscientifici piace
parlare poi di «lavaggio del cervello» subito. Ma sappiamo che si
tratta, invece, di esempi tipici del funzionamento degli istinti di
conservazione.
La ragione per la quale la vittima s'identifica con la volontà
dell'aggressore è da cercare unicamente nel rapporto di potere che si è
venuto creando.
Nei casi qui menzionati è evidente che gli aggressori si sono
dimostrati più potenti che non l'ambiente protettivo abitualmente
garantito dall'ordine pubblico.
In tali situazioni la sequenza psichica segue evidentemente le
motivazioni contenute nella legge sul funzionamento dei gruppi
tripolari, quali sono state descritte da T .M. Mills
3, nel 1954, e da A.F. Henry
4 nel 1956, sulla base della sociologia di Georg Simmel
5.
L 'azione dell'istinto di conservazione può allora indirizzarsi in due diverse direzioni:
- quella della vendetta;
- quella della conversione, cioè dell'identificazione con l'aggressore
contro l'ordine della società, la quale non ha saputo garantire la
protezione richiesta al momento del primo riflesso, provocato della
paralisi dello spavento.
La regressione fino a funzioni infantili in questo secondo caso, può
ad esempio significare la punizione dell'ambiente familiare troppo
debole.
La situazione di terrore ha così un effetto di riorientamento, il
quale può essere anche definito rieducazione per mezzo della
costrizione.
Effetto educativo
Il drill nell'esercito, ad esempio, si serve di questo meccanismo, per ottenere una solidarizzazione con questa società forzata.
Lo stesso effetto ha, in modo involuto però, anche l'incarceramento punitivo.
Urie Bronfenbernner
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ha studiato i principi dell'educazione in due mondi diversi - negli
Stati Uniti e nell'Unione Sovietica - esaminando dei bambini, con questo
risultato: l'educazione negli stati di regime assoluto e di ideologia
unica tende all'uniformità degli ideali per mezzo di una certa severità.
L 'accettazione della concezione statale è in questi casi l'obiettivo
dichiarato, che viene anche raggiunto, come possiamo constatare sulla
base dell'esempio dell'Unione Sovietica e dei suoi satelliti, come pure
nelle due Cine moderne, in modi diversi.
Il risultato è ordine e protezione per tutti, altamente apprezzati.
La protezione conta in questi casi non solo nel suo aspetto esteriore,
ma anche come un fattore sentito. Protezione significa accordo
ritualizzato. Questi riti sono sempre stati punti fissi
dell'orientamento mentale e del reciproco riconoscersi.
Tali possibilità dell'orientamento sulla base d'un codice del
comportamento sono conosciute soprattutto dai giuristi, perché proprio
una di queste possibilità, cioè la legge, sta alla base della loro
professione.
Attualmente proprio nelle fasi di sviluppo dell'infanzia mancano
questi supporti per la formazione di un obiettivo di vita. La pedagogia
moderna nega infatti il loro valore umano. Il risultato è un completo
disorientamento, a seguito del quale coloro che non fruiscono di
un'educazione sembrano naufraghi in un mare senza rive e isole.
Condizioni simili creano la sensazione di essere abbandonati, soli ed
isolati. Proprio in questa desolata situazione d'isolamento si trovano
le vittime al momento del reato di cui sono oggetto, e non raramente
anche gli aggressori.
Riepilogando:
Pensiamo di dover differenziare le vittime in almeno due categorie:
- a vittima dell'arbitrio prevedibile
- la vittima del caso,
Alla categoria A) possono essere ricondotte le vittime di regimi politici e quelle appartenenti ad una minoranza discriminata.
Alla categoria B) appartengono per contro le vittime di fatti singoli, cioè del caso.
La differenza è evidente. L'eroismo del martirio è una caratteristica
del caso A), mentre che per contro la vittima di un imprevisto
avvenimento fatale deve essere considerata nell'ambito del caso B).
Particolarmente in questa seconda categoria si ritrovano e sono evidenti
gli aspetti della sofferenza ed i riflessi dell'istinto di
conservazione, i quali possono essere così compendiati :
- l'amnesia psichica parziale. per quanto concerne il momento del dramma dell'aggressione,
- il ripiego su funzioni della fase di sviluppo orale e preorale. (Specialmente in caso di sequestro),
- l'attivazione dei sentimenti di vendetta. (In particolar modo nel
caso in cui la vittima viene abbandonata dall'aggressore subito dopo il
reato),
- il cambiamento di direzione dell'odio e l'identificazione della
vittima coll'aggressore. (Quando si ha, ad esempio, un sequestro
politico).
In questo quadro il terrore politico, praticato da minoranze attive,
può aver portato storicamente al rovesciamento del regimi al potere,
senza tuttavia provocare cambiamenti nei meccanismi sociali di base.
I cambiamenti dì regime ad intervalli brevi negli stati sudamericani
ne sono un esempio tipico. Altri stati sembrano più tradizionali, solo a
causa degli intervalli più prolungati che intercorrono fra i singoli
rovesciamenti dei regimi al governo. Nella sostanza però il loro
sviluppo da regime a regime avviene secondo lo stesso principio. La
vittima ha sempre li ruolo ignorato di mezzo del quale si serve
l'aggressore per raggiungere la meta prefissata. Per il milite ignoto,
vittima esemplare nell'ambito della categoria A), si trovano ovunque
monumenti. La vittima sconosciuta, riconducibile al caso B) malgrado la
sua maggiore importanza, sia in senso numerico come in quello della
psicoigiene sociale, è per contro totalmente ignorata.
Possibilità di terapia
Per la terapia delle conseguenze, provocate dall'istinto di
conservazione, la teoria della libido secondo la definizione di Freud
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non è applicabile; sono invece validi i meccanismi della egodefens e i
criteri dell'organizzazione della persona negli strati del sé, ego e
sovraego, i quali forniscono un solido fondamento per la spiegazione e
la comprensione della natura umana. La teoria del senso di colpa per il
doppio crimine di desiderio, la quale costituisce l'essenza del
complesso edipico, non dimostra invece in tale circostanza una sua
validità o utilità. Neppure applicabili per la psicoterapia dello choc a
distanza, sono le categorie della psicologia individuale di A. Adler
8,
in quanto non si tratta di compensare un'insufficienza organica o
psichica, quando una vittima si sente oggetto della violenza.
Anche i metodi i quali trasferiscono la colpa sulla generazione dei genitori secondo il sistema "ok" di Berne
9,
non offrono elementi utili per una terapia della vittima del terrore.
La situazione problematica della vittima è riferibile per contro al
contenuto delle psicoterapie centrate sulla violenza di Hedri
10, o quella di liberazione spirituale di Schipkowensky
11.
Anche le terapie che centrano la loro applicazione sulla responsabilità
di una morale comune, come ad esempio la logoterapia di V. Frankl
12, o le terapie che offrono la possibilità della razionalizzazione in un concetto filosofico, elaborate da Boss e Condrau
13
sulla base della filosofia esistenziale di Heidegger, possono aiutare
nella situazione di disperazione della vittima. Le convinzioni
religiose, soprattutto delle sette che tendono verso una marcata
autodisciplina (oggi chiamata repressiva), servono alla vittima per la
ricostruzione del suo «rifugio interno», sulla base del nucleo più
personale, attraverso la convinzione di possedere una moralità
superiore.
La vittima ha, per lo meno quale riflesso passeggero, come abbiamo
visto, la tendenza a ritornare verso una fiducia infantile in una
giustizia trascendentale.
La definizione della libido secondo C.G. Jung
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e le categorie di forma e dei dinamismi archetipici, come risultano dal
confronto del contenuto dei sogni con le immagini dei miti e delle
favole antiche e popolari, offrono una base per poter spiegare il
contenuto dei sentimenti, degli impulsi e delle reazioni, istintive per
la vittima della violenza casuale.
Nella terapia le due categorie della tipologia psicologica di Michael Balint
15,
l'oknophilia - cioè il legame col focolare - e la philobatia - cioè il
piacere di avventurarsi in azioni rischiose -, si dimostrano utili in
modo eccezionale.
L 'oknophilia, come tendenza di regressione, simbolizza la sicurezza
che deriva dall'ambiente nel quale la persona trova la propria identità.
L'ambiente è in realtà la zona allargata dell'ego, che circonda le
condizioni familiari o del gruppo di carattere familiare come parte
complessiva dell'ego singolo, cioè come espressione dell'ego sociale.
La philobatia, la «Angstlust» , invece, offre lo spazio necessario
per le iniziative personali, che rendono la vita un'avventura, la quale
conduce sempre oltre l'ambiente rassicurante, cioè al di là
dell'oknophilia.
Nel caso di Patricia Hearst la relazione fra le due categorie si è
sviluppata in modo tale, che essa ha regredito sulla base della
motivazione oknophilistica fino a solidarizzare col gruppo del quale era
rimasta vittima, trovando la sicurezza interazionale in questa sua
pseudofamiglia. Sappiamo che in una certa fase limitata di maturazione
questi «Bünde», cioè gruppi clandestini, si formano spontaneamente quale
primo passo decisivo verso la emancipazione.
Il fenomeno è stato ben studiato e analizzato da Will Erich Peuckert
16 nell'opera Geheimkulte (culti secreti) e da L. Knaak
17 in Trotz, Protest, Rebellion (ostinazione, protesta, ribellione). ,
Nell'ambito di questa pseudofamiglia, la Hearst - nella sua fase
regressiva - ha potuto prendere parte ad azioni terroristiche per
soddisfare la sua rabbia, provocata soprattutto dal sentimento di
completa impotenza personale di fronte alle azioni di violenza. Si
tratta, in questo caso, di azioni di vendetta alla rovescia, cioè contro
l'ambiente troppo debole per offrire la necessaria protezione. La
spinta philobatica non ha trovato in questa sua situazione un altro
campo d'azione.
La sofferenza psichica, (il panico dell'isolamento), della vittima può essere descritta nelle forme seguenti:
- fobia di solitudine, come un tipo della claustrofobia,
- autismofobia,
- ansia di perdita dell'ambiente abituale, il quale è condizione di esistenza.
Una terapia di queste forme dello squilibrio psichico della vittima
del terrore deve dunque basarsi sul principio della ricostruzione o
restaurazione dell'«equilibrio prestabilito» , il cui concetto e metodo
sono sviluppati dall'autore di queste riflessioni in un volume che sarà
edito prossimamente.
Il metodo si basa soprattutto su meccanismi d'azione archetipica e
sul dinamismo del movimento come espressione psichica, partendo
dell'appetenza per la soddisfazione di certi bisogni del sentimento del
valore proprio della persona.
L 'identità personale in questo concetto è superiore
all'individualità, la quale è solo ipotetica già per la suddivisione
degli strati dell'ego a seconda del loro valore, e per l'importanza
della relazione col tu, che condiziona largamente la realtà
dell'esistenza singola di ogni essere umano.
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- HEDRI A., Psychotherapie ohne Dogmatismus. Musterschmidt, Zürich, 1976.
- SCHIPKOWENSKY N., Iatrogenie oder befreiende Psychotherapie? Der
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Basel, Stuttgart, 1977.
- FRANKL V.E., Theorie und Therapie der Neurosen. Einführung in die Logotherapie und Existenzanalyse. Reinhardt, München, 1968.
- BOSS M., CONDRAU O., HICKLIN A., Leiben und Leben. Beiträge zur Psychosomatik und Psychotherapie. Benteli, Bern, 1977.
- JUNG C.G., Symbole der Wandlung. Rascher, Zürich, 1952; JUNG C.G., Das
Unbewusste im normalen und kranken Seelenleben. Rascher, Zürich, 1929;
JUNG C.G., KERENYI K., Einführung in das Wesen der Mythologie. Das
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- BALINT M., Angstlust und Regression. Beitrag zur Typenlehre. Klett, Stuttgart, 1959.
- PEUCKERT W.E., Geheimkulte. CarI Pfeffer, Heidelberg, 1951.
- KNAAK L., Trotz, Protest, Rebellion. Urform und Bedeutung des Nestzerstörungstriebes. Zürich, 1970.
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NOTA SUL COPYRIGHT
Il suddetto testo è stratto dal sito originale dell'autore (reperibile qui http://home.datacomm.ch/lothar.knaak/Vittima/dalla_parte_della_vittima.html alla data di oggi). Trattandosi probabilmente di uno dei primi studi sulle vittime del terrore - terrorismo ed essendo parte di un libro introvabile, e presente su dominio internet svizzero in disuso, resta inteso che il © Lothar Knaak e questa copia è finalizzata solo alla salvaguardia e disposnibilità pubblica del testo. k